La vendetta è un piatto che si serve freddo

di Alessandro Didoni

Intervista al dott. Scurati, direttore del centro commerciale SuperEsse di Vimodrone (MI).
La Comardi in un anno di lavoro è sempre arrivata in orario, non ha mai fatto un giorno di malattia e non ha mai chiesto nemmeno un’ora di permesso. Si è sempre resa disponibile agli straordinari quando le è stato chiesto.

Da quando è stata assunta al SuperEsse non c’è mai stata un’occasione in cui si è fatta riprendere o ha dato modo di dubitare di lei. Una lavoratrice modello. Quando ha fatto domanda, si trovava in un momento di difficoltà e siamo stati ben felici di poterle offrire un lavoro. È incredibile che abbia fatto tutto questo. Spero solo che la notizia del suo arresto possa circolare il più possibile in modo che tutto il discredito che ha gettato sul buon nome del SuperEsse possa essere cancellato. È immenso il danno che ci ha arrecato. Mi auguro che venga condannata al massimo della pena. Non ho ancora capito bene il capo d’accusa ma spero che la sbattano in galera e che buttino via la chiave. Il suo è stato indubbiamente un attentato alla salute pubblica. E omicidio colposo.

Intervista a un’amica di Claudia Comardi.
Claudia è sempre stata una bravissima ragazza. Semplice, genuina, onesta. Abbiamo fatto le scuole media insieme e un po’ anche le superiori: perito turistico. Io però ho mollato quasi subito mentre lei ha preso il diploma. Mi ricordo che voleva viaggiare, il suo sogno era lasciare Vimodrone e girare il mondo. Quando vedeva in giro i ragazzi che si facevano le canne diceva che stavano buttando via la loro vita, che lei invece se ne sarebbe andata via da qua. Poi si è fidanzata con quel Marco e ha cambiato idea. Lui aveva l’edicola in paese e visto che lei non trovava occupazione nelle agenzie di viaggi, hanno cominciato a lavorare insieme. Solo che facendo i turni non si vedevano praticamente mai. Io da quando si è fidanzata non l’ho più frequentata molto, un po’ perché faccio i turni pure io essendo infermiera, un po’ perché a me il suo ragazzo stava antipatico. Comunque la vedevo sempre in giro e mi sembrava serena. Poi ha perso i genitori ed è cambiata. La capisco poverina, è stato un brutto colpo. Lo sarebbe per tutti. Non sorrideva più, è diventata scontrosa e taciturna, salutava a fatica. Subito dopo s’è lasciata col fidanzato e così ha mollato l’edicola. Per fortuna ha trovato un posto al SuperEsse. Quando l’ho vista l’ultima volta mi ha detto che si trovava bene, faceva la cassiera e mi è sembrata leggermente più in forma. Sinceramente però non ho capito perché non se n’è andata da Vimodrone. Non aveva più i suoi, il moroso, il lavoro… insomma era il momento giusto. Io sarei partita, avrei ritentato nel turismo. Poi alla sua età, se non le fai adesso queste cose, quando le fai? A trent’anni? Mi ricordo che gliel’avevo chiesto: ma perché non parti? Lei mi disse che vista la situazione di crisi economica preferiva un lavoro sicuro al centro commerciale. Fare la tour operator non le interessava più. Mamma mia… se penso a cos’ha fatto… Chissà cosa le passava per la testa.

Testimonianza di una cliente del SuperEsse.
L’abbiamo scampata bella. Io e la mia famiglia facevamo sempre la spesa lì. Finalmente un centro commerciale bello nuovo anche a Vimodrone. Quando siamo entrati io e mio marito la prima volta non ci credevamo. Grandissimo e pieno di negozi. La domenica era sempre aperto e spesso ci andavamo anche se non dovevamo fare la spesa. Si comprava il gelato ai bambini, si faceva un giro. Quanta gente! Poi abbiamo cominciato a trovare la carne cattiva e più di una volta i bambini sono stati male. Era così buona, all’inizio. Prendevamo sempre il filetto di vitello piemontese. Anche io e mio marito abbiamo sofferto di diarrea più di una volta. Ma non era solo il sapore della carne che ci aveva convinto a non andare più. Quell’odore nauseante quando aprivi la confezione… Si capiva che c’era qualcosa che non andava. Meno male che la verdura non la prendevamo mai. Non la mangiamo spesso. Se penso a quel povero bambino… La mamma faceva sempre la spesa lì, la conosciamo tutti. Pazzesco. A me dispiace, alla fine non era colpa del centro commerciale. Ma come fai a tornarci? Ormai dopo quello che è successo sembra pure che porti sfortuna fare la spesa al SuperEsse. Almeno così si dice. Ho capito che hanno disinfestato tutto. Ma come fai a fidarti? Anche se quella là l’hanno messa dentro, non puoi mai sapere se c’è ancora qualcosa in giro.

Testimonianza di un magazziniere del SuperEsse.
Non avete neanche idea di che periodo abbiamo passato. Da quando sono arrivati i NAS la prima volta, l’incubo è durato mesi. Erano convinti che tutto provenisse dai camion e dal magazzino. Ci perquisivano addirittura. Controlli su controlli, il direttore sempre furibondo che ci faceva delle girate pazzesche. E per fortuna che non trovavano niente. Ma ce ne hanno messo di tempo a capire che il problema non veniva da qui. Io lo sapevo che la roba dal magazzino entrava e usciva a posto. L’ho sempre detto anche ai Carabinieri. Ma loro niente. Oggi, anche se la verità è venuta a galla, le cose non sono comunque migliorate. Nessuno ci ha chiesto scusa e il lavoro è calato. Hanno già licenziato alcuni di noi e si vive costantemente col terrore. Sì, perché la gente non viene più. Ormai il centro commerciale è sputtanato. Possono fare le promozioni, gli sconti, ma ormai quello che è successo non si dimentica. Spero che quella maledetta resti in carcere a vita. Ha distrutto delle famiglie e secondo me neanche se ne rende conto. Io ho paura, come tutti. Se il SuperEsse chiude, in una situazione come questa, dove lo trovo un lavoro?

Intervista al sindaco di Vimodrone.
Quando è morto il piccolo Federico è stato un brutto colpo. Non solo per la famiglia, ma anche per tutta la comunità. Un’epatite A fulminante che uccide un bambino di quattro anni è una tragedia che tocca tutti. Alla fine il collegamento col SuperEsse era chiaro a chiunque. I NAS che intervenivano continuamente, i clienti che si trovavano quelle schifezze nella spesa, i casi di diarrea e vomito, le epatiti… E quando è morto il figlio dei Giordani sono andati tutti nel panico. E la cosa è comprensibile. Ora però che i fatti sono stati accertati, mi preme dire una cosa. Non lasciamo che il nostro centro commerciale fallisca inutilmente. È stato più che comprensibile che la gente non si fidasse più a fare la spesa lì, ma preso atto che la responsabilità è di una sola persona, è giusto che la comunità riprenda a frequentare il supermercato. C’è in gioco il futuro di tante famiglie, di tanti lavoratori che perderebbero il posto inutilmente. E poi quel centro commerciale era anche il fiore all’occhiello di Vimodrone. Tante persone venivano anche da fuori a fare la spesa nel nostro paese. Il SuperEsse era diventato un vero e proprio punto di ritrovo. Non dimentichiamoci che non abbiamo un cinema, un teatro, una piscina, una palestra. Per ognuno di questi servizi dobbiamo andare nei paesi limitrofi. Ecco perché non possiamo permettere che lo chiudano. Le famiglie di Vimodrone, gli anziani, i giovani dove potranno passare il loro tempo? Per la strada? E tutto per colpa di quella Claudia Comardi, una pazza criminale che ha compiuto questa follia per vendetta personale. Come se ciò che le è capitato fosse responsabilità del centro commerciale. Che vergogna.

Testimonianza del maresciallo Gambria, Arma dei Carabinieri, reparto NAS.
La prima volta che siamo intervenuti sembrava una cosa da poco. Una cassetta di banane e due di pere infestate da vermi. Certo non era un bello spettacolo ma sembrava un problema circoscritto. All’inizio pensavamo a qualche irregolarità negli autotrasportatori o nel magazzino, ma ai controlli risultò tutto in regola. Quando però cominciarono a verificarsi gli episodi successivi, io sospettai subito l’eventualità di un dolo intenzionale. Prima i vermi, poi i cagnotti, le blatte, le cavallette, le cimici. Era evidente l’intenzione di infestare il supermercato colpendo i reparti di alimentari. Avemmo la certezza quando, esaminando le confezioni della carne, trovammo quei minuscoli forellini. La scoperta fu sconvolgente. Qualcuno aveva iniettato urina nelle bistecche tramite una siringa. Erano chiaramente azioni contro l’interesse del personale. Perché infestare il posto in cui lavori? Ci concentrammo dunque sulla clientela. Grazie alle telecamere nascoste riuscimmo a scoprire il colpevole. Non fu per niente facile, non era un cliente ma si comportava come se lo fosse. Il soggetto agiva ormai da diversi mesi con una certa dimestichezza. Arrivammo alla soluzione grazie alla bravura dei nostri agenti che controllavano ogni ripresa video fotogramma per fotogramma. Un bel giorno ci accorgemmo che la Comardi, mentre fingeva di scegliere le verze, versò qualcosa all’interno di esse tramite un barattolino di vetro che poi nascose nella tasca del giubbino. Fu così che scoprimmo dei giovani esemplari di locusta all’interno delle foglie. Pedinando per giorni la cassiera, riuscimmo a coglierla in flagranza. Finito il turno di lavoro, entrava nel supermercato e metteva in atto il suo folle piano. Quando l’arrestammo stava inserendo dei vermi nella cassetta delle fragole. Al momento non capimmo il movente. Perché mai mettere in piedi questo casino e cercare di screditare il posto in cui lavori?

Deposizione di Claudia Comardi durante l’udienza preliminare
PM: Ci può dire in che arco di tempo ha commesso il fatto?
CC: Più o meno dopo qualche mese dall’assunzione fino al giorno in cui sono stata arrestata.
PM: Quando ha presentato domanda, già sapeva quello che avrebbe fatto o le è venuto in mente dopo?
CC: Era tutto premeditato, ho chiesto di essere assunta lì per poter agire con calma e sicurezza. Inoltre la mia presenza frequente non doveva destare sospetti.
PM: Quante volte lo ha fatto?
CC: Non ne ho idea, ho perso il conto. Decine di volte.
PM: Ci può elencare che tipo di insetti ha introdotto nel supermercato? Come se li procurava e in che modo agiva?
CC: Ho portato blatte, cimici, cavallette, locuste, cagnotti e vermi. Esiste un allevamento a Saronno che vende questo tipo di insetti. Mi rifornivo lì. Il modus operandi credo lo conosca già. Li portavo al lavoro all’interno di vasetti di vetro e li lasciavo scivolare nelle cassette di frutta e verdura. Ho usato anche siringhe piene di urina, feci liquide e vomito. Ho iniettato tutto questo dentro carne, pesce, pane e dolci, senza compromettere la confezione. In questo caso si tratta chiaramente di produzione propria.
PM: Vuole spiegare il motivo di questa condotta?
CC: Quando ha aperto il SuperEsse erano tutti entusiasti. Un misero centro commerciale sembrava la manna dal cielo per un paese senza pretese come Vimodrone. A nessuno fregava niente che mancassero i centri sportivi e di aggregazione, la cosa importante era avere anche noi il centro commerciale come tutti i paesi limitrofi. Ed eccoci serviti. Tutti felici e soddisfatti. Peccato che nessuno si è accorto che i piccoli negozi in paese cominciarono a perdere la propria clientela. Gli abitanti di Vimodrone smisero di frequentarli per la comodità della spesa completa al SuperEsse. Così alcuni hanno dovuto chiudere. Come l’ortofrutta dei miei genitori. Le pare accettabile dopo una vita di sacrifici insieme arrivare a cinquant’anni e dover chiudere l’attività per colpa di un centro commerciale? Li ho trovati io, sa? Impiccati uno vicino all’altro alla trave della mansarda. Non sono stati privati solo del lavoro, ma anche della dignità e della speranza. Lasciati soli coi loro debiti, senza una prospettiva per il futuro. Ho con me la lettera che mi hanno lasciato. Avrei voluto leggerla qui, adesso, ma ci ho ripensato. Resterà un discorso tra me e loro.
PM: Possiamo dire che il suo gesto è stato dettato dal desiderio di vendetta?
CC: La chiami come vuole. Credo che il movente sia chiaro a tutti. Quel centro commerciale è stata la causa delle mie disgrazie e io ho deciso di diventare la causa delle sue. Penso di esserci riuscita bene.
PM: Si rende conto che la morte di Federico Giordani, di soli quattro anni, potrebbe essere imputata a lei? L’epatite che lo ha ucciso è molto probabilmente dovuta all’ingerimento di alimenti compromessi. Il suo non è stato il solo caso di epatite a Vimodrone e tutti i malcapitati erano clienti del SuperEsse. Questa responsabilità non le pesa in qualche modo?
CC: No.
PM: Non ho altre domande.

Intervista al dott. Scurati, direttore del centro commerciale SuperEsse di Vimodrone (MI).
È una cosa inaccettabile e gravissima, speravamo tutti che una volta arrestata la Comardi la situazione sarebbe migliorata, la clientela sarebbe tornata e l’infestazione sarebbe rimasta un brutto ricordo. Invece no, l’incubo non è finito ed ora credo che saremo ormai costretti a chiudere. Di nuovo la carne e il pane pieni di schifezze. Di nuovo i NAS. È una persecuzione. Ormai non ci verrà più nessuno qui, non ho più speranze. Ma io una cosa la voglio dire forte e chiara: i colpevoli non sono ignoti. A Vimodrone, oltre all’ortofrutta dei Comardi hanno chiuso anche una macelleria e una pasticceria. Non ci vuole chissà quale indagine per capire che i colpevoli sono da cercare lì! Era anche impensabile che avesse fatto tutto da sola quella pazza squilibrata. Qui c’è in atto una vera e propria organizzazione criminale di frustrati che hanno perso i loro negozietti inutili e vogliono vendicarsi su di noi. E ce l’hanno fatta, maledetti infami, ce l’hanno fatta eccome! Spero che li vadano a stanare e che li sbattano dentro insieme alla loro complice. In galera! Quello è il loro posto.

Aggiungi ai preferiti : Permalink.