Mio padre

di Alessandro Didoni

Gliel’ho sentito dire tante di quelle volte che ormai ci sono abituato. Mio papà lo ripete sempre che i politici sono dei delinquenti e che ci vogliono morti. Sì, dice proprio così: ci vogliono morti. Io ho solo sei anni ma non sono stupido. L’ho capito che quando sono presente evita di fare quel discorso. Forse non vuole spaventarmi perché sono piccolo, ma io non ho paura.

Io questi politici li vedo spesso in televisione. Mio padre ogni volta li insulta e li accusa di essere ladri e mascalzoni. Io gli credo perché lui non dice mai le bugie. Loro hanno tutti delle brutte facce e gridano come pazzi. Ho imparato che fanno tante promesse ma poi pensano solo a loro stessi, non aiutano le persone che hanno bisogno di loro e rubano i soldi alla gente onesta.
L’hanno detto anche gli amici di papà quando siamo andati a sparare in montagna. Noi a casa abbiamo due fucili e tre pistole. Mio papà ha un’ottima mira e vince sempre al gioco della bottiglia. Lui e i suoi amici mettono una bottiglia di birra vuota su una roccia e poi da lontano devono riuscire a centrarla. Quasi sempre mio papà ci riesce al primo colpo. Una volta ha fatto provare anche me, coi tappi nelle orecchie per proteggermi dal rumore. Il fucile me lo teneva lui, io ho mirato e premuto il grilletto ma ho colpito un albero invece che la bottiglia. Lui è bravissimo a smontare le armi per pulirle, l’ho guardato tante volte mentre lo fa. Mi diverto molto quando facciamo le gite in montagna perché è l’unico momento in cui posso stare un po’ con lui visto che lavora sempre, a volte anche di notte. Mia mamma non lavora, invece. Non perché non vuole, non riesce a trovare niente. Ha fatto tante richieste ma non c’è stato verso. Io sono contento perché almeno mi fa compagnia quando torno da scuola. Se iniziasse a lavorare, dovrei stare della vicina o dalla nonna che abita lontano.
Papà invece quando arriva a casa dal lavoro è sempre arrabbiato. Tanto per cambiare la colpa è dei politici. Lui dice che quando li vede uscire dal palazzo dove lavorano, spesso vorrebbe farne fuori qualcuno.
L’altra sera credeva che dormissi e parlava a bassa voce con la mamma, invece io ero sveglio e lo ascoltavo. Non sentivo proprio tutto, parlava delle vacanze e dei soldi che mancano. Ha tirato fuori anche la faccenda del mutuo che però non ho capito bene cos’è. Alla fine si è messo a piangere e mia madre l’ha abbracciato. Io mi sono sentito tanto triste, stavo per andare ad abbracciarlo anch’io ma poi avrebbero scoperto che non dormivo e mi avrebbero sgridato. Diceva che si sente preso in giro, umiliato e abbandonato. Anche i suoi colleghi sono nei guai. Anche loro hanno questo mutuo da pagare. Dice che hanno mandato delle lettere ma nessuno ha risposto. Anche loro odiano i politici come lui. Quella sera mi è dispiaciuto tanto per mio papà. L’ho sempre visto come un uomo forte e coraggioso, ma in quell’occasione mi sembrava così debole e fragile.
Da un po’ ha cominciato ad andare a giocare al videopoker. Non me l’ha detto lui, ho sentito mia mamma che lo diceva a una sua amica per telefono. Sembrava molto arrabbiata. Ha paura che diventi un vizio, perché con le macchinette non si scherza. Mio papà ci va sperando di vincere dei soldi, ma finisce che li spende soltanto. Una volta quando siamo andati a fare la spesa, lui si è fermato in un bar dove c’era un videopoker. Io ho visto come gioca, praticamente schiaccia sempre lo stesso tasto facendo muovere dei numeri sul monitor. Ma alla fine non succede niente. Tra l’altro quell’affare fa dei suoni fastidiosi e ripetitivi. Mi sono immaginato un posto con tante macchinette che vanno tutte insieme, dev’essere un inferno.
Quella volta la mamma s’è arrabbiata tanto.
– Ti lamenti sempre che siamo senza soldi e ti sei fatto fregare venti euro così, in un minuto!
– Lo sai che gioco ogni tanto per vedere di vincere qualcosa no? Mica è un vizio. E poi se vinco non ti lamentare eh!
– Quelle ti portano alla rovina, non ti voglio vedere mai più giocare, è chiaro?!
– Eh vabbè non urlare che c’è gente.
Anche se la mamma gli ha detto così, io lo so che lo farà ancora. Io spero davvero che li vinca questi soldi, ma per ora non è ancora successo.
Ogni tanto mio papà non va al lavoro. È malato, ma non ha la febbre o il raffreddore. Il dottore gli ha dato delle medicine che secondo me non gli fanno bene. Quando le prende sembra rallentato e ha gli occhi spenti. Dice che sono antidepressivi, ma non so bene cosa vuol dire. La mamma mi ha spiegato che non fanno venire i pensieri brutti. Ultimamente papà ha tante preoccupazioni e così deve prendere queste pastiglie che dovrebbero farlo stare meglio, ma non ne sono così sicuro.
L’altro ieri io ero in camera mia e volevo fargli vedere il disegno che avevo fatto. C’eravamo noi due e i suoi amici che sparavamo alle bottiglie in montagna. Quando sono entrato in salotto lui non mi ha visto. Era in poltrona con una pistola in mano. Fissava la tv accarezzando l’arma, poi ha guardato dentro il buco da dove esce il proiettile e all’improvviso l’ha puntata contro la televisione.
– Eh no, io non ve la do la soddisfazione. Io non mi ammazzo, anche se vi piacerebbe… No, piuttosto faccio fuori uno di voi. Vi faccio cagare sotto tutti quanti, politici di merda.
Io mi sono spaventato, sono tornato in camera mia e il disegno non gliel’ho fatto vedere. Ma perché vogliono che mio papà si ammazzi? Che persone cattive! Perché non ci lasciano stare? Ho paura che finirà in guai seri se decide di sparare a uno di loro. Quando prende la medicina parla in un modo che non mi piace. Lo preferisco quando urla e si arrabbia, almeno lo riconosco.
Ieri è successa una cosa terribile. La telefonata è arrivata mentre io ero in cucina a fare merenda coi biscotti. L’urlo che ha fatto papà è stato spaventoso. Ha cominciato a gridare “No! No! No!”. Io e la mamma siamo corsi in salotto, lui era in ginocchio, si teneva la testa tra le mani e piangeva. Io al momento credevo fosse colpa della medicina che prende, ma poi la mamma ha preso la cornetta del telefono, ha chiesto spiegazioni e si è messa la mano davanti alla bocca. Mi hanno portato subito dalla vicina e sono usciti. Poi alla sera sono ritornati a prendermi e la mamma mi ha raccontato che un uomo ha sparato a un collega di mio papà davanti al palazzo dei politici. Sì perché mio papà fa il carabiniere e deve sorvegliare quel palazzo tutto il giorno. Io sono corso da lui e l’ho abbracciato. Lui mi ha guardato e ha sorriso, ma i suoi occhi erano ancora pieni di lacrime.
– Papà, è stato un politico a sparare al tuo amico?
– No tesoro.
– E chi era?
– Era uno arrabbiato coi politici come me, solo che invece di sparare a loro, ha colpito un mio amico.
Meno male che non è andato al lavoro, ho pensato io. Forse quelle medicine non sono poi così male.
– Papà ascolta, io non voglio che lo fai anche tu. Ti prego, non sparare a nessuno.
Mi stringe forte sorridendo e piangendo allo stesso tempo.
– Ti voglio bene tesoro.
– Promettimelo papà.
– Promesso, ora va’ di là con la mamma ok?
Mi dà un bacio. Io lo lascio sulla poltrona sperando che non si rimetta a parlare con la tv tenendo in mano la pistola come l’altro giorno.
Comunque non ho proprio capito perché quell’uomo che voleva ammazzare i politici ha sparato ai carabinieri. Ma non ha visto che avevano la divisa addosso? Come ha fatto a confondersi?!

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