Il lituano

di Alessandro Didoni

– Ma per che cazzo l’hanno condannato a Berlusconi? Per essersi scopato una negra che diceva di avere venticinque anni e invece ne aveva diciassette? Per una telefonata alla questura? Ma fatemi il piacere, a quello gli stanno scassando la minchia i giudici comunisti e i giornali di sinistra! È così chiara la situazione. Sette anni per una scopata? Ma dai! E chi di voi non se la sarebbe scopata? Eh? Tu Kamal, tu che sei negro come lei, non te la saresti fatta? Con quella faccia da troia. Quella è del tuo paese no?

Il marocchino alza gli occhi e lo fissa. Non gli piacciono questi italiani che fanno la voce grossa ma che non contano un cazzo. I mafiosi, quelli sì che lo affascinano. Stanno zitti e agiscono.
– A me le minorenni non piacciono. Negre o bianche.
– Ah! A lui non piacciono! Ma fammi il piacere.
Nicola alza la tazzina di caffè tenendo il mignolo all’insù e l’avvicina alle labbra. Kamal si accende una sigaretta. Nicola ha cinquant’anni, lui venti. L’italiano fisicamente non riuscirebbe a torcergli un capello, ma a differenza di Kamal è armato. Anche se è giovane, il marocchino sa come comportarsi. Ha fatto esperienza.
– E tu Marce’, tu te la scoperesti a Ruby?
– Hai voglia Nico’, pure se avesse dodici anni.
– E che non lo so? Qua intorno se la scoperebbero tutti, altroché.
Marcello, quarantatré anni, finisce il caffè e si accende pure lui una sigaretta.
Il lituano tace.
– Io non lo so dov’è il reato. Ma se un uomo di potere chiama la questura per informarsi, che minchia di male c’è? Pure io se fossi il presidente del consiglio farei così.
– Solo che gli è andata male, l’hanno saputo i giornali e le tv e l’hanno messo in croce.
– Lascia stare guarda. Quello è l’unico che può mettere a posto l’Italia te lo dico io. Altro che Grillo e la sinistra. Solo che quando sale al potere lo massacrano con ’sti processi e non lo fanno lavorare, è da anni che va avanti così. E poi si sa, la gente lo odia perché lo indivia. Vorrebbero avere tutte le donne e i soldi che ha lui, ecco perché si accaniscono.
– La gente è invidiosa si sa.
– Poi hai visto? Tutte donne questi giudici: la Boccassassina è quella che mi sta più sul cazzo. Con ’sti capelli rossi, ma dove si crede di essere, al carnevale di Venezia? E poi quelle altre tre. Guarda caso tutte donne. E cesse! Se fossero state tre bonazze ci andavano anche loro ad Arcore te lo dico io!
Nicola e Marcello ridono, Kamal e il lituano tacciono. Quest’ultimo con l’unghia del pollice tenta di levarsi qualcosa tra gli incisivi.
– Oh Nico’ però la Minetti è meglio di Ruby no? A me quella mi fa impazzire!
– Sì è una bella figa ma non c’ha manco trent’anni e ne dimostra quaranta, è tutta rifatta ma sa di vecchio. Quell’altra invece fresca fresca.
– Oh ma lo sai che al processo Emilio Fede ha detto che Ruby puzzava. E pure Lele Mora l’ha detto in un’intervista.
– Eh s’è per questo pure il nostro Kamal qua, non è che gli profuma il culo eh! Ma com’è che voi negri avete ’sto odore? Ma tra di voi lo sentite?
Kamal alza un sopracciglio.
– No, ma sentiamo la puzza che avete voi bianchi di merda.
Marcello guarda Nicola che guarda Kamal che guarda Nicola. Il lituano non guarda nessuno. Ascolta.
Nicola si alza e accarezza il manico del coltello che ha infilato nei pantaloni.
– Cos’è che abbiamo noi bianchi?
– Emanate un odore strano. Di latte andato a male.
Il lituano si gira e li guarda. Nicola se ne accorge.
– Di latte andato a male… buona questa. Marcello hai sentito, tu e io puzzeremmo di latte andato a male.
Ridono.
– Negro io ti taglio le palle e te le faccio ricucire da solo con la pinzatrice.
Marcello fa una risata.
– Nico’ e falla finita. Ci manca solo il sangue del marocchino sul pavimento. Abbiamo appena pranzato dai.
Ridono ancora.
Kamal sorride e si accende un’altra sigaretta.
– Ma lo sai che ti dico negro? Che io a Ruby me la scoperei anche sporca di merda di cammello. E visto che venite dallo stesso paese e avete più o meno la stessa età, se non stai attento ti inculo pure a te!
Nicola e Marcello scoppiano a ridere. Kamal lo guarda negli occhi.
– Tu prova soltanto ad avvicinarti.
– E tu che mi fai negro? Mi ammazzi? Guarda che sono io quello armato. Anzi sai che ti dico? Stasera si fa un bel bunga bunga. Magari mettiti un costume da poliziotta così mi eccito di più! Ahahahaha!
– Eh no, ti prego Nico’, piuttosto di guardarti mentre ti scopi Kammel qui, preferisco pulire il sangue dal pavimento!
I due italiani ridono di gusto.
– Stiamo a scherzà Kamal!
Lui non risponde ma non se la prende più di tanto. Ci è abituato. Sa che sono innocui. Volendo potrebbe ucciderli a mani nude e questa consapevolezza lo rende permissivo. Di solito non accetta questo atteggiamento da chi considera alla sua altezza. Ma non è questo il caso. Sono solo due imbecilli.
– Comunque, sette anni per una scopata è davvero una vergogna. La giustizia italiana fa veramente schifo! Ma come si fa?
– Hai ragione Nico’ che ci vuoi fare. Ma è inutile che stiamo qua a parlare di Berlusconi. Tanto tu e io il bunga bunga lo vediamo solo nel sogni.
– Tu lo dici! Io sai quanta figa avevo per le mani a quarant’anni? Giravo col Porsche, che credi… che le minorenni io non me le sono scopate? Hai voglia, pure più piccole di Ruby. Io la bella vita l’ho fatta sai? Parla per te che sei una chiavica, guarda come sei ridotto per una donna. Io al posto tuo me ne fottevo e scopavo come un riccio. Che, ti mancavano i soldi a te?
– No Nico’, non mi mancavano.
– Appunto, sai quante troie maggiorenni o minorenni che ti potevi fare? Sai che penso? Che sei proprio un coglione Marce’.
– Ehi lingua lunga, attento a come parli. Mi sembra che stai un po’ esagerando.
Nicola accarezza il manico del coltello.
– Marce’, che fai il minaccioso? Guarda che ne ho tagliati tanti prima di te eh? Mica sono un ragazzino, ho cinquant’anni cazzo!
– Embè? Mo’ mi minacci col coltello?
– Fatela finita!
Il lituano apre bocca per la prima volta da dopo pranzo e sembra piuttosto nervoso. Gli altri tre lo guardano. I due si zittiscono.
– Non fate altro che far andare quella cazzo di bocca.
– Ue’ Putìn, ti sei svegliato dai ghiacci? C’hai la luna storta?
Nicola ostenta spavalderia, ma ha già abbassato il tono di voce, lo sguardo è più ossequioso e le mani sono lontane dal coltello.
– Stupido bifolco, la Lituania non è la Russia. Sei dotato di un cervello approssimativo. E mi chiamo Vilius, sai pronunciarlo il mio nome?
Nicola tace, lui si accende un’altra sigaretta.
– Hai sproloquiato fino ad ora senza sapere un bel niente. E il bello è che l’argomento lo hai scelto tu. Figuriamoci le stronzate che tireresti fuori se ti chiedessi cosa pensi della finanziarizzazione dell’economia.
– Ma di che parli?
– Appunto. Adesso stammi bene a sentire. Quel signore che ti piace tanto, al quale avete permesso di devastare il vostro paese indisturbato, non è stato condannato per una scopata e tanto meno per una telefonata. Ha preso sei anni per concussione e un anno per prostituzione minorile. Se paghi una minorenne anche solo per spogliarsi davanti a te, è reato. Se chiami una questura in veste di presidente del consiglio e “chiedi” ai poliziotti di fare il contrario rispetto a quanto deciso da un giudice, commetti il reato di concussione, punibile fino a dodici anni. La cosa formidabile è che l’inasprimento delle pene per quei due reati l’ha deciso lui col suo governo. Quel genio, per coprire i festini con le minorenni ha fatto una cosa ancora più grave. Io gli avrei dato qualche anno in più per l’aggravante della stupidità. E voi stimate uno così? Vi fate governare dai mediocri e li ammirate pure. Tu Marcello, hai quasi ammazzato l’amante di tua moglie… quanta fatica inutile per una donna che non ti ama. E tu invece? A cinquant’anni ancora a spacciare le bustine di coca. Fai il gradasso con questo ragazzino che se ti incontrasse fuori ti ammazzerebbe a mani nude per tutte le volte che l’hai chiamato negro. Ma la cosa che mi fa incazzare di più è che io debba dividere la cella con gente come voi. Rifiuti della società, ignoranti e stupidi. Io che ho due lauree e parlo quattro lingue devo stare qui a sentire due avanzi di galera mentre adorano il loro idolo. Siete dei poveracci, amate un ricco farabutto che vi ha inculato e mentito da quando è entrato in politica. Lo sa tutto il mondo tranne voi. Fate pena.
Nicola istintivamente fa per avvicinare la mano al coltello. Il lituano gli si mette davanti.
– No Nicola, non pensare nemmeno a toccare il manico. Perché se lo fai ti giuro su dio che lo prendo come un insulto e per queste cose io mi faccio anche dieci anni di galera in più.
Il cinquantenne prende il pacchetto di sigarette e ne tira fuori una, ha la faccia di chi vorrebbe essere altrove. Marcello tace, Kamal sorride ma senza farsi vedere. Il lituano non scherza, lo sanno tutti qui dentro. Ha ammazzato diverse persone ma non è un serial killer. È un mercenario, un contractor, uno che lavora per gente potente. Uno serio. Ma deve aver fatto qualche errore ed è finito dentro.
– Ah una cosa, ragazzo.
Tutti e tre lo guardano anche se si è rivolto al marocchino.
– Non dire mai più “bianco di merda” in mia presenza. So che stavi rispondendo a una provocazione, ma qui dentro ci sono anch’io. Vale lo stesso discorso che ho fatto a lui sui dieci anni di galera.
Kamal non risponde ma ha capito al volo.

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