Ultimo anno di liceo

di Annamaria Trevale

A Marco il primo giorno di scuola è sempre sembrato il peggiore dell’anno, fin da quando ha iniziato a frequentare le elementari.
Si divertiva soltanto quand’era ancora piccolo e andava all’asilo, dove era uno dei capi indiscussi della classe, sempre in prima linea a organizzare giochi fantasiosi che trascinavano i compagni e lasciavano spesso a bocca aperta persino le maestre. Gran bei tempi, quelli: si giocava un sacco, ci si divertiva, e non esistevano ancora i compiti da svolgere a casa.

Anche le elementari, tutto sommato, non erano state poi male, nonostante gli fossero toccate due maestre piuttosto severe, per le quali d’estate si era sempre obbligati a svolgere una montagna di compiti delle vacanze. Durante l’anno, per fortuna, frequentando a tempo pieno arrivava a casa giusto per la merenda e per i cartoni animati del pomeriggio, o per correre ai giardini con gli amici quando la stagione lo permetteva.
I guai seri erano iniziati alla scuola media: nonostante fosse stato iscritto all’orario prolungato da quella prussiana di sua madre, al termine delle lezioni doveva in ogni caso studiare per quasi tutto il pomeriggio, e non parliamo dei salti mortali che gli toccava fare nei giorni in cui c’erano gli allenamenti della sua squadretta di calcio.
Beh, per fortuna c’erano i compagni con cui divertirsi, gli stessi che incontrava spesso ancora adesso perché, anche se avevano scelto scuole superiori differenti, abitavano tutti quanti nel medesimo quartiere, e bastava davvero poco per ritrovarsi a organizzare qualcosa insieme.
Il supplizio erano stati quegli anni di liceo, in un istituto considerato tra i più seri e severi di Milano, perché naturalmente alla sua cara mamma prussiana non era parso vero di spedirlo a sgobbare più della maggior parte dei suoi amici … Scemo lui che non si era opposto in principio, vagamente sedotto dalla possibilità di utilizzare un magnifico laboratorio di scienze, la sua materia preferita.
Altro che esperimenti! Tre anni da incubo, e il quarto peggiore dei tre precedenti messi insieme, con l’arrivo di una nuova insegnante di matematica e fisica ai limiti del sadismo: una di quelle vecchie befane che ti fanno pensare che la loro unica gioia, nella vita, sia quella di tormentare in tutti i modi possibili intere generazioni di studenti.
Marco è stato rimandato a settembre in terza, e bocciato alla fine della quarta, quando nell’ansia di accontentare la professoressa di matematica ha stupidamente trascurato altre materie, col risultato di arrivare alla fine dell’anno con troppe insufficienze.
È stato quindi costretto a separarsi dagli amici con cui aveva trascorso quattro anni, per retrocedere nella classe successiva dove, se non altro, non ha più avuto la professoressa di matematica e fisica carogna, ma in cui si è sentito maledettamente solo, convinto com’è stato, fin dal primo giorno, di essere stato bocciato ingiustamente, e di non avere nulla da spartire con quel branco di quartini con cui si è ritrovato a convivere suo malgrado.
“Macché bocciato ingiustamente, te la sei cercata!” hanno commentato, per tutta consolazione, i suoi genitori e il fratello maggiore, il vero secchione di famiglia “E non è davvero il caso che tu ti senta tanto superiore ai compagni della nuova classe!”
Mai una volta che prendessero le sue parti, quei tre. D’accordo, forse Marco non aveva studiato abbastanza, ma loro non si erano resi per nulla conto di quanto quella prof di matematica fosse stata cattiva con lui. E di quanto fosse umiliante sentirsi un ripetente, anzi il ripetente della classe quarta C.
Per fortuna poteva continuare a percorrere il tragitto da casa a scuola con Michele, il suo ex compagno di banco abitante a due passi da lui, anche se poi, una volta arrivati al liceo, erano costretti a separarsi per entrare in due aule diverse, senza contare che poteva sempre sgattaiolare nella sua vecchia classe al momento dell’intervallo.
Anche il suo secondo quarto anno, però, è terminato. Certo, stavolta è stato promosso a pieni voti, ma oggi che deve finalmente iniziare l’ultimo anno di scuola, per approdare agli esami di maturità, si rende conto che ha meno voglia che mai di passare nove mesi a entrare e uscire per sei giorni alla settimana da quel vecchio edificio malandato che ospita il liceo.
Michele e gli altri compagni della vecchia classe hanno superato tutti brillantemente i fatidici esami finali e ora si sono sparsi nelle diverse facoltà universitarie. Naturalmente si ritroveranno ancora, di tanto in tanto, per una partita a calcetto o per una pizza in compagnia, ma non sarà mai più la stessa cosa. Non s’incontreranno più ogni giorno, non percorreranno più la strada insieme sparando cazzate e discutendo animatamente dell’ultima giornata di campionato, della verifica di scienze andata male o delle bizzarre manie della professoressa d’inglese.
Solo adesso, in fondo, Marco si rende conto del vero danno che ha avuto da quella stramaledetta bocciatura: è rimasto inevitabilmente indietro rispetto ai suoi amici più cari.
Nelle prossime settimane, o mesi, quando gli capiterà d’incontrarli ancora da qualche parte, loro avranno mille cose interessanti da raccontargli riguardo alla loro nuova vita universitaria, mentre lui non potrà certo annoiarli con le vecchie storie del liceo, da cui ormai tutti si sentiranno lontani: succede sempre così, inevitabilmente, quando si supera un passaggio importante.
Non si sentiva forse un essere superiore, in prima media, quando passava davanti alla scuola elementare che pure aveva frequentato fino a qualche mese prima? E all’inizio del liceo, non gli sembravano forse già tremendamente più piccoli di lui i ragazzini della scuola media?
Adesso, per colpa di quella carogna della prof di matematica, o di una sfiga suprema, tocca a lui sentirsi indietro rispetto a Michele e agli altri amici, che magari penseranno a lui come a quello che sta ancora al liceo. E gli va già bene che, iniziando la quinta per la prima volta come il resto della sua classe, potrà almeno smettere di sentirsi il ripetente!
Marco raddrizza le spalle ed entra a testa alta nell’atrio del liceo, per quello che deve essere, in assoluto, il suo ultimo primo giorno di scuola.
La vita dei suoi amici ha già compiuto quel salto in avanti che lui ha mancato, e gli ci vorranno ancora molti mesi per recuperare il divario che si è aperto tra loro, ma il tempo passerà anche questa volta, perché gli anni scolastici sembrano sempre interminabili, ma per fortuna non lo sono: da oggi, comincerà a contare i giorni che mancano al momento in cui potrà lasciarsi anche lui alle spalle il portone malandato del vecchio liceo.

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