Il Grosso

di Alessandro Didoni

Il professore di italiano è una brava persona. Bisogna riconoscerlo, io le brave persone non riesco a trattarle male. Sono uno pieno di buoni sentimenti. Lo so quanto ci tiene che i suoi ragazzi dopo le medie facciano le scuole superiori. Devono prendere un diploma e se possibile continuare gli studi. “La cultura e la formazione scolastica è importante per il mondo del lavoro” e tutte queste belle parole. Mi fa tenerezza quest’uomo.

Quanto guadagnerà?  Non arriva a duemila euro al mese. Mi fanno piacere anche i termini che usa: “buone capacità da sfruttare e non da gettare al vento, futuro diverso da costruirsi, felicità”. Lui è bravo a parlare, non si può dire niente. È bravo. Ma parla di favole, di racconti, parla di un mondo bello che non esiste. Dove persone che hanno studiato e che sono intelligenti fanno strada, diventano ricche e felici. Gli altri invece restano poveri e ignoranti. Mi fa tenerezza il professore. Si infervora pure, alza un po’ la voce. Non troppo ma la alza. Di solito chi alza la voce con me lo metto a dormire. Nel senso che lo prendo a pugni in faccia e lo stendo. Ma il professore è una brava persona. E in fondo non insiste nemmeno più di tanto. È uno che ci crede nelle cose che fa e che dice, per questo lo rispetto. Non è un merdoso come quella di matematica che si vede che è lì solo per rubare i soldi allo Stato e non fa un cazzo tutta la mattina. Che non gliene frega niente dei suoi studenti e del loro futuro. Un po’ mi viene da ridere a criticare una persona perché ruba i soldi allo Stato. Si dice “da che pulpito”. Non so cosa significhi di preciso ma è come dire: proprio tu parli.

Oggi il professore ha fatto un discorso molto “dettagliato sulla scuola superiore”. Dice che “i ragazzi devono fare due anni obbligatori e che quindi è importante decidere con coscienza e attenzione la strada da percorrere. L’indirizzo da prendere.” A me veniva da ridere. Volevo ribattere:
– Ma lei lo sa che obbligo o non obbligo, la strada da scegliere non c’entra un bel niente con la scuola? Che tanto la maggior  parte dei suoi studenti, per un motivo o per l’altro, lasceranno gli studi dopo i due anni obbligatori? Chi continuerà a studiare e magari andrà all’università si ritroverà senza lavoro o a farsi sfruttare nei call center e nei supermercati. Ma dove vive? Parla di fondi per la scuola, di miglioramenti, ma quando mai. Qua nessuno è stupido professore.
Ovviamente davanti a tutti non ho aperto bocca, ma quando eravamo faccia a faccia da soli, l’ho guardato negli occhi e gli ho detto quello che mi ha insegnato il sistema:
– Professore, lo vuole sapere cosa penso io? Al mondo esistono tre classi sociali: i ricchi, i benestanti e i poveri. Lo sa a cosa servono i poveri? A far cagar sotto i benestanti e a farli lavorare sodo col terrore di perdere quello che hanno. I poveri devono essere tanti  ma non troppi, si devono lamentare molto per dimostrare il loro malessere.  Lo sa a cosa servono i benestanti? A mantenere i ricchi. Infatti hanno stipendi centinaia di volte più bassi dei loro capi, pagano le tasse, non si lamentano, sognano di essere ricchi e temono la povertà. Anche loro devono essere tanti, di più dei poveri, così non si rischia la rivolta popolare. E a cosa servono i ricchi? I ricchi non servono a un cazzo! Loro si godono la vita alla faccia di tutti gli altri!
Sono scoppiato in una risata ma lui è rimasto serio. Mi ha guardato come se volesse farmi vergognare di quello che ho detto ma io non mi vergogno. Perché lo so bene che è la verità e lo sa anche lui.
Il professore sa anche che io appartengo alla prima categoria. Magari non ancora al momento, ma se resto alle regole del Sistema senza fare errori sarà presto così. Lui lo sa cosa faccio e anche da quanto tempo. Gliel’ho detto io, sono quattro anni ormai. Non sa quanto guadagno però. Non voglio offenderlo o umiliarlo, è una brava persona, non se lo merita. Io faccio anche cinquemila euro a settimana. Guadagno più io in un mese che lui in un anno. Come posso prendere sul serio i suoi discorsetti sulle “prospettive di studio dei suoi studenti”? Ma dai professore.
So che non approva quello che faccio io di lavoro, ma so anche che non mi disprezza e che non mi denuncerà mai. Anche perché il Sistema non è uno scherzo e lui non è stupido. Soldi e rispetto li ottieni solo con la strada che ho scelto io. E lo so che non è buona eh! Mica sono stupido, lo so che è pericoloso, che è sbagliato, contro la legge. Ma uno deve decidere che vita vuole fare. E una bella vita non la fai senza soldi. E senza rispetto. Io invidio quelli che stanno in cima alla piramide. Sono famiglie potenti e bisogna avere timore di loro. Io resto alle regole e vado avanti col mio lavoro, senza fare errori, tantomeno farmi ingolosire troppo. L’altro giorno ho trasportato centomila euro. Un viaggio in macchina di tre ore. Io non ho la patente e quindi è un bel rischio. Ma è andato tutto liscio. Chiaramente il pensiero di scappare con tutti quei soldi ti viene. Mica non ti viene. Ma te lo devi tenere dentro, non devi farlo uscire, neanche a parole con gli amici. Se qualcuno ti butta addosso il sospetto dei Sistema sei già nei guai. Il sospetto non deve neanche esserci.
Il professore mi dice:
– Quella frase non te l’ha insegnata il Sistema, non l’hanno inventata loro. E si può vederla anche da un punto di vista differente.
– Professore, ma quali punti di vista? La conosceva anche lei quindi? E allora perché ha scelto di insegnare? Ha paura di fare quello che faccio io, non è vero?
– Certo che ho paura, e dovresti averne anche tu. E soprattutto voglio vivere felice e a lungo, senza far del male agli altri. Me l’hai raccontato tu come ti sei sentito quella volta. Non vorrei mai provare qualcosa di simile. Ti credi importante ma sei solo un soldatino agli ordini dei camorristi.
Il professore a volte mi fa incazzare. Mi fa sentire sbagliato e mi mette in testa troppe cose. Non devi pensare troppo, lo dicono quelli del Sistema. Se ci pensi troppo non lo fai. Il professore con me ha usato parole come “incosciente” e “spregiudicato”. Parole che non esistono nel mio mondo. Però mi piace alla fine. Si vede che è una brava persona. Io ho ammazzato solo una persona per ora. Ed era un bastardo, se lo meritava. Ha tradito la fiducia delle famiglie. Un infame che non aveva capito contro chi si era messo.
Ma una cosa devo dirla. Il professore mi ha dato dell’incosciente ma anche lui lo è. Se il Sistema sapesse che discorsi mi fa sulla legalità, sulla vita onesta, sui camorristi, gli farebbe cambiare subito idea. Loro non vogliono che i professori o i preti ci parlino di camorra. Dicono che dobbiamo avvertirli se succede. Perché è il Sistema che manda avanti le cose qui, non lo Stato. E un professore è dipendente dello Stato. Il nostro nemico, ma anche il nostro alleato se sappiamo corromperlo. Io questo discorso non l’ho nemmeno capito tanto bene. Ma so che devo stare attento agli sbirri, ai magistrati e a professori e preti con la lingua troppo lunga. Lo so che sono nemici, ma il professore di italiano è l’unico che ascolto.
Ormai ancora per poco in effetti. Un po’ mi dispiace. Le medie sono finite, ho quattordici anni e mi aspettano due anni di scuola superiore obbligatoria. Poi ho finito. Le famiglie mi hanno detto di farli, di frequentare la scuola dell’obbligo continuando a lavorare per loro. Ed è quello che farò. Sono quattro anni ormai che lavoro per il Sistema. Da quando ne avevo dieci. Ho iniziato facendo il palo per gli spacciatori, poi vendendo io stesso le bustine di coca. Ho fatto pure qualche rapina a mano armata. Ora mi occupo dei trasporti e di recupero crediti. Mi conoscono tutti, quando entro nelle aziende o nei negozi, già sanno per cosa sono venuto. Ho una pistola e so usarla bene. Quando arrivo a casa, alle Vele, con il Golf nero opaco, tutti sanno chi è arrivato. Guido senza patente da quando ho dodici anni. Mi hanno insegnato certe persone. Mi hanno detto che sono “grosso”. Quelli “grossi” come me li rispettano tutti. Io obbedisco sempre al Sistema. L’unica cosa che ho tenuto per me è quello che dice il professore. Non se lo merita. È una brava persona, mica come gli altri insegnanti: quelli di me se e fregano, alcuni non mi parlano nemmeno. Hanno paura. Il professore invece no, lui ci crede in quello che fa, ci mette passione. È coraggioso anche, forse non se ne rende conto ma lo è. Vorrebbe aiutarmi a farmi avere un futuro migliore. È convinto ma è un povero illuso. Ma quale futuro. Io ho un presente: vestiti firmati, discoteche, compari, femmine. A quattordici anni ho scopato più di lui che ne ha quaranta, ne sono sicuro. Coi soldi ti puoi permettere le più belle fiche di Napoli. E lui mi parla dell’importanza di scegliere “l’indirizzo di studi corretto per iniziare da subito a crearsi un futuro”.  Dice che lo Stato vuole investire nell’istruzione. Ancora gente che si fida dello Stato, del governo. Io ho sentito che vogliono risparmiare sulle pulizie. Dobbiamo pure studiare in mezzo alla merda!
Il professore ha una moglie e un figlio. Nel Sistema non ho mai visto persone felici. E io non lo sono. Lo so bene. Ho il divertimento, la bella vita, l’adrenalina. Ma non ho la felicità. Il professore sì, invece. È anche per questo che non ho mai detto niente di lui. Il professore è una persona perbene. E io sono uno pieno di buoni sentimenti.

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