Paura

di Alessandro Didoni

11-11-2012
Mi fanno paura. Quando li vedo tremo, non sono tranquillo. Da sempre ho timore di loro ma ultimamente sono peggiorato. Ho il terrore che mi facciano del male, so che ne sono capaci, sono convinto di questo. Sono cattivi e potrebbero riversare la loro malvagità su di me. Lo vedo dai loro occhi, dal loro aspetto, da come si comportano. Non ci vuole molto a capirlo.

Chiuso in casa, guardo la televisione, fumo sul balcone, dormo, leggo la Gazzetta. Mi ritengo una brava persona che non ha mai fatto del male a nessuno, non trovo giusto che quelli come loro debbano prendersela con uno come me. Non ci vorrei avere niente a che fare eppure ne sono ossessionato, ci penso continuamente.
Sono in tanti e sono sempre in gruppo. Sono delinquenti. Per tanto tempo ho cercato di non badare a loro, di non averne paura, di far finta di niente, di ignorarli. In fondo dovrei anche pensare ad altro, dovrei distrarmi. Già la vita non è facile. Non lavorando non ho niente da fare, non ho soldi da spendere e non mi resta che stare nel quartiere. Incontrarli è inevitabile.
Lo percepisco che sono pronti a colpire. Me li trovo intorno ovunque io vada, mi sono anche convinto che mi stiano seguendo. Anzi, ne sono sicuro. Ma perché una brava persona come me, uno a posto, deve avere a che fare con simile gentaglia? Provo tanto rancore per questo, vorrei essere più forte e più coraggioso. Spesso sogno di affrontarli e di ammazzarli. Con pistole o coltelli. Mi sveglio in un bagno di sudore e non capisco mai se sono più contento di non essere un assassino o più in paranoia perché la realtà me li farà rincontrare. Senza il coraggio di affrontarli. Vorrei tanto essere uno che incute paura come loro fanno con me.
A volte ho l’impressione che i passanti neanche li notino. Possibile che nessuno si renda conto della loro pericolosità? Possibile che le altre persone perbene non abbiamo le stesse sensazioni che ho io? O forse è solo perché loro mi stanno addosso, mi guardano, mi fissano, mi seguono. Forse hanno deciso di colpire me e quindi gli altri non si interessano, semplicemente la questione non li riguarda. Sono malvagi, si vede chiaramente. Dovrebbe essere un problema di tutti, non solo di chi viene preso di mira.
Ormai esco di rado, mi sento frustrato, provo rancore perché la loro presenza nel quartiere mi sta riducendo a un segregato. Spesso mi annoio in casa. Faccio sempre le stesse cose, giorno dopo giorno. La paura è una cosa brutta, ti entra dentro, ti scava nelle viscere. La paura è un’ossessione feroce e costante.  Senza lavoro, in casa tutto il giorno rischio di impazzire. A volte però penso che se dovessi uscire e rientrare tutti i giorni con l’ansia di incrociarli ogni volta, forse sarebbe anche peggio. E allora me ne resto qui in poltrona davanti alla tele, cambio canale col telecomando in una mano e la sigaretta nell’altra.
I miei genitori mi dicono che sto sprecando tempo, che dovrei reagire. Anche loro lo sanno che quelli sono pericolosi, ma non è un buon motivo per restare sempre chiuso in casa. Mia madre quando torna da lavoro e mi vede sbracato sulla poltrona, cerca di tirarmi su di morale, di darmi conforto. A volte ho paura che quelli potrebbero far del male anche a lei. Chissà se lo sanno che sono suo figlio. Lei dice di non preoccuparmi, che a lei non fanno niente, che papà non lo permetterebbe. E poi è sempre in giro in macchina, loro di solito prendono di mira quelli a piedi. Come me. Io non posso permettermi neanche il motorino, perché di soldi non ne ho. Anche mio padre ha la macchina, ma secondo me a lui non farebbero niente in ogni caso. Lui è uno sicuro di sé, lo stimo per questo. Solo che lavora dieci ore al giorno e a casa non c’è mai. Non mi va di dirgli che sono ossessionato. E comunque credo che l’abbia capito. Anche lui mi ha sempre detto di stare in guardia da loro quando sono in giro. Lo sa benissimo che sono malvagi. La mia è una famiglia per bene, siamo gente a posto. Provo tanto rancore per questo.

 

15-09-2013
È passato quasi un anno da quando ho scritto quelle cose sul diario. Mi piace rileggere quello sfogo perché ora sono una persona diversa. E rivedere come mi ero ridotto, quello che provavo, quando ancora non avevo iniziato ad andare in palestra, mi dà ancora più forza. Sia chiaro, ho ancora paura dei negri di merda che stanno in giro per il quartiere. Rifiuti della società che passano le giornate a fare un cazzo, seduti sulle panchine a guardar male le brave persone come me. Ma ora è diverso, la mia paura non è più un’ossessione, non sono più segregato in casa, anzi, ora sono sempre in giro col gruppo. Sono sempre senza lavoro, ma non me ne frega più un cazzo. Sarò sempre grato ai miei genitori quando mi hanno imposto di iscrivermi in palestra. Non ci volevo andare ma mio padre non ne poteva più di vedermi in casa a fare un cazzo dalla mattina alla sera. Senza studiare né lavorare. In effetti a diciassette anni facevo la vita di un vecchio. Ma poi ho conosciuto loro. Più o meno siamo tutti coetanei, qualcuno ha già la macchina. Mi hanno tirato dentro a fare M.M.A., le arti marziali miste. Le prime volte le prendevo di brutto ma poi ho imparato a menare pure io. Faccio anche pesi regolarmente e devo dire che i risultati si vedono. Non sono più il ragazzino magro di prima. Sto diventando una bestia. Non ho più paura di fare a botte con nessuno. Il nostro gruppetto è fatto di gente tosta. L’ho capito subito che anche a loro stanno sul cazzo i negri. Io non l’ho mai detto che mi fanno paura, quello l’ho tenuto per me. Invece ho detto che li odio perché li vedo sempre nel quartiere a bere e a guardar male tutti.
I marocchini, mi hanno detto, è la razza peggiore perché usano spesso il coltello e non hanno niente da perdere. Gli altri invece, i senegalesi, sono più tranquilli, ma bisogna stare attenti a quelli che spacciano le palline di coca, quelli sono più bastardi. Io neanche le sapevo ste cose. Anche i miei amici hanno la bamba, ma quella buona, quella che arriva dai calabresi, quella che spacciano gli italiani. Io non l’avevo mai provata prima, l’unica cosa che avevo provato era il fumo. La bamba è tutta un’altra storia. Quando usciamo insieme con la macchina di Dado siamo invincibili. Quando siamo in gruppo, tutti abbassano lo sguardo. Prima o poi faremo i conti coi negri, hanno detto Luca e Spillo. Per ora ci stiamo divertendo un po’ con i poveracci. I barboni li facciamo scappare di brutto, quando ci vedono arrivare sembra quasi che sappiano già cosa li aspetta. A volte ci piace prenderli a bastonate mentre dormono per strada, si svegliano urlando senza capire un cazzo di quello che succede. Poi meniamo i froci e qualche handicappato. Io se devo dire la verità gli handicappati li lascerei perdere, ma non è che puoi fare di testa tua. Siamo un gruppo, si deve stare alle regole. E io sono appena entrato quindi devo adeguarmi. Invece mi piace di brutto menare i finocchi. Si spaventano da morire e fanno quei versi da femmina che ti fanno salire l’adrenalina. Ce n’era uno che sembrava proprio una ragazza, coi capelli lunghi, tutto magro, senza un filo di barba. Dado gli ha messo la mano nei pantaloni e gli ha stretto l’uccello e le palle. Gridava e piangeva come un maiale sgozzato.
Sto bene con loro, mi sento forte. Loro parlano spesso di politica, del fascismo e di Mussolini. Io non ci capisco molto, anzi proprio un cazzo, ma so che hanno ragione perché sono gli stessi discorsi che fa ogni tanto mio papà. Non credo che sarebbe contento di sapere cosa faccio, soprattutto riguardo la coca. Ma so che la pensa come loro. Come noi.
Prima o poi gliela faremo vedere ai negri del quartiere, i marocchini soprattutto, quelli più pericolosi. Voglio che paghino per tutta la paura che mi hanno fatto provare, quando ancora non andavo in palestra e non uscivo col gruppo.
Anche adesso mi fanno paura, quando sono solo, ma me lo tengo per me.

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