Filosofia domestica

di Silvia Cristini

“E a un certo punto lui dice che è bello arrivare a 65 anni e prendersi il gusto  di fare quel cazzo che ti pare e la molla lì. Capito?”
“Chi?”
“Jep molla lì la Ferrari come una scema (dopo averci fatto una scopata probabilmente neanche troppo mitica) che se la tirava con i ‘selfie’. E capisci anche quanto lui sia un profondo conoscitore della società di oggi, con ‘sta gente vuota che non ha niente di meglio da fare che fotografare se stessa e mostrarlo agli altri, come fosse una forma d’arte, capisci?”
“Ma lui chi?”
“Minchia, lui, il regista, ma di che ti ho parlato finora?”

“Scusa, io avrò anche una testa morbosamente lenta ma è impossibile starti dietro: allora tutto è cominciato perchè ti ho detto che manchi di tatto e dove siamo arrivati non lo so.”
“Appunto: con una metafora cinematografica sto cercando di farti capire che io, anche se non ho ancora 65 anni, mi voglio permettere il lusso di offendere una persona a cui voglio bene con la mia sincerità. Chiaro adesso?”
“Grazie tante. Guarda, se ogni tanto mi dici qualche velata bugia a mo’ di anestetico non mi dispiace per niente.”
“Senti, io è una vita che racconto balle per sopravvivere. Sul lavoro, in famiglia, agli amici: basta! Non ne posso più, non voglio più.
Lo sai come ho fatto ad avere il mio vecchio posto di lavoro, un fottutissimo posto di merda per fare le pulizie all’Hotel? Ho inventato di sana pianta il mio curriculum. Certo perché se sopra ci scrivo che ho una laurea in Archivistica e Biblioteconomia mi sputtano e soprattutto non mi prendono. Ma dico io, che te ne frega se ho un pezzo di carta stampato: voglio fare le pulizie, fammele fare! Mica mi devi pagare più degli altri con la licenza elementare.
Allora a seconda del tipo di lavoro richiesto scatta il curriculum adeguato. Cosa cerchi: lavapiatti? E vai, una sfilza di ristoranti e bar dove mi invento di avere lavorato. Dogsitter? E vai, una marea di cani nella mia vita. Ripetizioni di inglese? E vai, otto anni vissuti a Londra.”<
“Ehi, sei quasi da denuncia.”
“Voi siete da denuncia, che mi avete rubato il futuro.”
“Ma voi chi?”
“Sì voi che avete la bugia nella spirale del dna.”
“Come te insomma!”
“Giusto, hai ragione. Allora se esistesse la sincerità racconterei di quel bastardo di mio zio che a dodici anni mi ha preso la mano e se l’è infilata dentro la patta aperta, mentre mia zia vedeva tutto dalla cucina.
Se esistesse la sincerità potrei raccontare senza vergogna di quella volta che ho prenotato una cena a un ristorante per 37 persone e poi non ci siamo andati e io non ho disdetto la prenotazione e il gestore voleva ammazzarmi al telefono e aveva proprio tutte le ragioni e io a distanza di cinque anni a volte ancora ci penso e mi sento una schifezza così stratosferica che se avessi cinque o seicento euro che mi avanzano andrei sicuramente a portaglieli.”
“Cinque anni fa, ma sei fuori?”
“Se esistesse la sincerità racconterei di mio padre che quando si è schiantato con la macchina ha lasciato nella miseria quattro figli e due mogli, una all’insaputa dell’altra. Se esistesse la sincerità ogni volta  che mi arriva una foto o un video del cazzo su whatsapp oppure ogni volta che ricevo una fottuta catena di santantonio da qualcuno che conosco e dovrebbe quindi ben sapere che ODIO queste cose e dovrebbe domandarsi perché in tutti questi anni non ho mai risposto a una delle sue catene, non l’ho mai incluso tra i venti fortunati da preservare dai rischi di una maledizione peggiore di quella di Tutankhamon in persona. Ci sarà un motivo! Ma no, continuate pure, uccidetemi con le vostre superstizioni.”
“Ok, bastava dirlo, non te le mando più…”
“Sai cos’è ancora peggio della bugia: la muta-bugia. Cioè starsene in un silenzio mascherato da finta sincerità, recitare quotidianamente un ruolo aspettando che gli altri tirino le conclusioni al posto tuo e si facciano da soli tutto un film su come la pensi, su come sei, su come dovresti comportarti se solo non fossi una persona così carica di timidezza, introversione, complessi di inferiorità. Approfittare della generosità di chi è disposto a scusarti, cercando giustificazioni nel fatto che nascere da una mamma zoccola e da un padre fantasma necessiti di tutta la generale comprensione.
Il tutto con gentilezza e moderazione, senza mai esagerare, aspettando solo il momento giusto per colpire nel segno.”
“Tu stai farneticando.”
“E dato che ti voglio bene sinceramente ti dico che mi fa schifo sapere che sei l’amante del capo reparto e che fottete sulla scrivania del suo ufficio.”
“Amante… è successo solo due volte… certo che confidarsi con te è deleterio.”
“Il problema è che quando la bugia entra a far parte della tua vita non ne esce più, ti restano tutte attaccate addosso come quei pallini che si formano sui maglioni di lana sulle maniche o sotto le ascelle, e sembra che il maglione è stravecchio e magari ha solo due settimane e l’unica soluzione è toglierli uno per uno, i pallini, e comunque alla fine anche se li hai tolti tutti il maglione non è più bello come prima.”
“Filosofia domestica.”
“…”
“Va bene, adesso datti una calmata. Dobbiamo andare, inizia il turno al call-center. A proposito di sincerità…”

Aggiungi ai preferiti : Permalink.