Davide e Betsabea

di Alessandro Terpin

dagli Atti del profeta Natan

Dopo tre giorni, il re Davide mandò a chiamare il suo fedele servitore Natan e lo fece scortare nel palazzo dalle guardie.
Rimasti soli, il re Davide così parlò a Natan.
«Tu conosci, mio fedele Natan, quale sia il mio amore per il popolo di Israele. Tu conosci, come le conosceva il tuo predecessore Samuele, le azioni che ho compiuto a maggior gloria del nostro popolo e del Signore, dio d’Israele. Tutti voi, miei diletti, sapete come abbia sempre servito il Signore e mi sia adoperato per il mio popolo, fin dal giorno in cui il Signore mi scelse per succedere al re Saul, per bocca degli anziani delle tribù di Israele. Tutti voi sapete con quale ardore io abbia un tempo combattuto i Filistei, e come essi avessero tradito l’alleanza con il nostro popolo. Tutti ricordate come il re Saul abbia tradito la volontà del Signore, rifiutandosi di sterminare gli Amaleciti che ci avevano portato guerra. Il popolo di Israele conosce tutto quello che ho compiuto a sua maggior gloria e per fare la volontà del Signore, del quale sono stato sempre servo fedele.»

«Tutto il popolo conosce la tua grandezza e la tua fedeltà al Signore, mio re» rispose Natan. «Per questo il tuo popolo ti riconosce come sua guida, ammira la tua forza e onora la tua persona e la tua infinita saggezza.»
Il re Davide mostrò con un gesto la città di Gerusalemme, parlò ancora al suo servitore Natan così dicendo.
«È ben vero quello che dici, saggio Natan. Le tue parole mi sono di conforto, giacché alcune serpi, in questi molti anni, hanno voluto mettere in dubbio la mia rettitudine, che il popolo ha sempre riconosciuto. Tu, fedele Natan, sai bene, come lo sapeva il tuo predecessore Samuele, che ci sono stati uomini indegni i quali, tramando nel silenzio, mi hanno rivolto false e orribili accuse. Sai che vi sono uomini che hanno dubitato, che hanno sfidato la mia pazienza pronunciando le loro calunnie. Sai che mi hanno accusato di avere infedelmente servito il re Saul e, carpita la sua fiducia, di aver tramato con i Filistei e con i nostri nemici per prendere il suo posto. Sai bene, fedele Natan, che alcuni uomini dicono che io ho agito per sete di potere, per brama, per orgoglio, e non per compiere la volontà del Signore, Dio d’Israele, e del suo popolo.»
«Di fronte alla grandezza di un re ci sono sempre le invidie di piccoli uomini. E i piccoli uomini non possono che pronunciare falsità e calunnie, quando si allontanano dalla grazia del Signore e dalla volontà del suo eletto» disse Natan.
«Le tue parole, mio saggio Natan, sono per me di grande conforto» rispose il re Davide. Ma, dopo aver detto ciò, il re sedette sui gradini che conducevano al trono e, presa la testa fra le braccia, nascose il proprio volto alla vista di Natan.
Il re Davide trascorse un breve tempo in questa posizione. Poi si rialzò, mosse grandi passi per la sala del trono e, placando a stento la propria ira, interrogò così il suo fedele servitore.
«Devi sapere, mio buon Natan, che il Signore ha deciso di riservare una prova al suo servo prediletto, re del popolo di Israele. Una dura prova, mio fedele servitore. Per superare una tale prova, il tuo re potrebbe avere bisogno dei saggi consigli e delle parole profetiche del suo buon consigliere.»
Il fedele Natan disse allora: «Mio buon re, il vostro fedele servitore è sempre pronto a fare tutto ciò che può essere buono e giusto, a maggior gloria del Signore, del popolo di Israele e del suo sovrano.»
Il re, però, congedò Natan, ordinandogli di ripresentarsi al palazzo dopo il tramonto.

Quella stessa sera, come gli era stato ordinato, il fedele servitore Natan si presentò al palazzo. Le guardie lo scortarono fino alla sala del trono, dove lo lasciarono solo al cospetto del re Davide.
Il re accolse Natan, e prese a interrogarlo con queste parole.
«Mio buon Natan, tu conosci bene il popolo degli Ittiti.»
Natan si rivolse al suo re: «Conosco il popolo degli Ittiti. Sono valorosi guerrieri, in amicizia e alleanza con il popolo di Israele.»
«Dici bene, saggio Natan» rispose il re Davide. «I valorosi guerrieri ittiti combattono i nostri stessi nemici. Sono al nostro fianco, e molti di loro vivono tra le mura della nostra città di Gerusalemme, nel loro quartiere militare, non lontano da questo stesso palazzo e al fianco dei quartieri dei nostri soldati».
Molti guerrieri ittiti, infatti, si erano in quel tempo stabiliti entro le mura di Gerusalemme. E dalla città, secondo i piani del re di Israele, muovevano guerra ai nemici del nostro popolo.
Natan, perciò, confermò la verità delle parole del suo re, dicendo: «Conosco il quartiere e gli accampamenti dei guerrieri ittiti, dove i soldati si sono stabiliti a vivere con le loro famiglie. E so che si trovano a poca distanza dal palazzo reale, nel cuore della nostra città.»
Il re tornò a interrogare Natan, dicendo a lui: «Di certo, mio saggio Natan, conosci anche il popolo degli Ammoniti. E sai come essi siano ora in guerra contro il popolo di Israele.»
Natan confermò ancora le parole del re: «Conosco gli Ammoniti e la guerra che il nostro re ha portato loro, dopo che essi avevano attaccato e saccheggiato alcune città di Israele.
Questo era, infatti, ciò che il popolo sapeva intorno alla guerra contro gli Ammoniti, che abitavano una terra al di là del regno di Moab e che si rifiutavano di sottomettersi al re Davide e al popolo di Israele.
Il re riprese a interrogare il fedele Natan: «Tu conosci la città di Rabbah. E sai che il nostro esercito la cinge d’assedio da molto tempo, ma non è ancora riuscito a piegarla.»
«Conosco la città di Rabbah come una delle più importanti città del popolo degli Ammoniti» rispose Natan. «So che resiste con coraggio a un lungo assedio, ma so che cadrà e si arrenderà all’esercito di Israele e si sottometterà al re Davide, affinché sia compiuta la volontà del Signore.»
«Dici bene, saggio Natan» riprese il re. «Questa è la volontà del Signore, Dio d’Israele, ma i tempi perché essa si compia non sono ancora venuti. Le mura di Rabbah non possono ancora essere espugnate, e solo un temerario può pensare di penetrarvi con la forza e di vincere la resistenza dei suoi abitanti, poiché essi non sono ancora allo stremo per la fame.»
Natan convenne con il suo re. Era infatti voce comune che i difensori della città di Rabbah avessero respinto dei tentativi di incursione dei soldati di Israele, benché nessuna notizia fosse stata data al popolo a riguardo di questi avvenimenti.
Il re Davide tacque a lungo. Poi, avvicinatosi a Natan, gli rivolse queste parole.
«Devi sapere, mio buon Natan, che i guerrieri ittiti di stanza nei loro quartieri hanno accresciuto la loro forza e le loro ambizioni. I nostri consiglieri hanno riferito di come essi stiano tramando nell’ombra, certi di essere più forti dell’esercito di Israele e di poterlo sconfiggere. Si dice, e di certo ne sarà giunta voce anche alle tue orecchie, che i comandanti ittiti pensino di rovesciare il trono di Israele e di porvi a sedere uno fra loro.»
Di nuovo, il fedele Natan confermò di aver sentito queste voci, ma di non poterle confermare. Si diceva infatti, allora, che gli Ittiti volessero impadronirsi del regno di Israele attraverso una sollevazione.
«Tu conosci il comandante Uria, fra gli Ittiti?» chiese allora il re a Natan.
«Sì» disse Natan, «ho conosciuto il comandante Uria proprio qui a palazzo, tuo ospite. L’ho visto in diverse circostanze, durante i consigli di guerra o durante le celebrazioni e le feste, anche in compagnia di sua moglie.»
Il volto del re si fece grave: «Il comandante Uria è morto» annunciò.
Il fedele Natan si mostrò stupito e addolorato per la morte del valoroso guerriero ittita, e domandò al re Davide in quali circostanze egli avesse perso la vita.
Il re si avvicinò al fedele Natan e gli disse: «È stato ucciso dagli Ammoniti. Ma è morto per un mio ordine, che ho dato affinché si compisse la volontà del Signore e fosse preservata la salvezza del popolo di Israele.»
Allora, pronunciate queste risolute parole, il re Davide raccontò al fedele Natan che Uria era uno dei capi ittiti sospettati di tramare contro il sovrano di Israele. Poi il re svelò di aver organizzato una spedizione contro la città di Rabbah, con il compito di tentarne la conquista penetrando attraverso le sue munite mura. Dalle parole del re, Natan apprese che Uria comandava la spedizione, alla guida di un gruppo di guerrieri ittiti al cui fianco si dovevano schierare numerosi soldati dell’esercito di Israele. Il re Davide, però, aveva dato ordine ai suoi uomini di non partecipare all’assalto e di lasciare che, al momento stabilito, soltanto Uria e i soldati ittiti attaccassero la città di Rabbah. Inoltre, il re Davide aveva mandato dei messi segreti presso gli Ammoniti, avvertendoli del tentativo di conquista che Uria e gli Ittiti avrebbero compiuto. In tale modo, poiché conoscevano tutti i piani della spedizione e sapevano che i soldati di Israele sarebbero rimasti fermi nell’attesa, alcuni combattenti ammoniti erano usciti dalla città e, quando Uria aveva mosso i suoi all’attacco, egli si era ritrovato preso tra la resistenza di quelli che combattevano sulle mura di Rabbah e quelli che lo avevano aggirato per sorprenderlo alle spalle. Uria e tutti i guerrieri ittiti erano stati uccisi.
Quando il re Davide ebbe terminato il suo racconto, il fedele Natan lo guardò a lungo senza parlare. Allora, fu il re a riprendere con queste parole.
«Ora, mio buon Natan, tra i guerrieri ittiti serpeggia una grande inquietudine. Sebbene essi non conoscano il modo in cui si sono svolti i fatti, la notizia della morte di Uria e degli altri soldati è giunta loro, e non è stato possibile tenerla nascosta. Forse essi oggi non sospettano, ma potrebbero sospettare domani. Quando sapranno che tra le fila dell’esercito di Israele non ci sono stati caduti, essi di certo penseranno a un inganno. Nel mio disegno, secondo la volontà del Signore, Dio d’Israele, nulla si sarebbe dovuto sapere di questa missione e del suo infelice esito, almeno per qualche tempo. Invece la notizia è giunta in pochi giorni a tutto il quartiere ittita, che ora è pervaso dalla rabbia.»
Natan comprese che il re non si fidava neppure del suo stesso esercito, poiché la notizia della morte di Uria e del fallito assalto a Rabbah non poteva venire che dai soldati di Israele. Di nuovo, però, Natan non disse nulla.
Il re continuò: «Ieri, saputa la notizia, si è presentata al mio cospetto Betsabea, la sposa di Uria. È una donna che, come hai detto tu stesso di ricordare, è stata alcune volte al palazzo. Questa Betsabea mi ha spiegato di essere in attesa di un figlio da Uria, e che sarebbe stato il loro primo figlio. Mi ha implorato di prendere su di me, in quanto re di Israele, il carico della famiglia del guerriero ucciso in un’azione di guerra che io avevo ordinato. Mi ha supplicato, mio buon Natan, ma nelle sue parole ho inteso il rancore e la minaccia. Sentimenti che mi fanno paura, poiché Betsabea è ora la vedova, rispettata e amata, di un capo ittita che il suo popolo onorava e seguiva.»
Ascoltate queste parole, Natan provò a confortare il suo re: «Mio buon re, forse questa donna potrebbe esserti di grande aiuto. Comprendo la grave prova che devi affrontare, ma credo possa esservi il modo di superarla, a maggior gloria del Signore, del popolo di Israele e della grandezza del suo sovrano.»
Il re, stupito, interrogò Natan: «Mio saggio servitore, in quale modo questa povera vedova ci può aiutare a tenere a bada l’inquietudine degli Ittiti?»
Natan rispose: «Il sovrano di Israele dovrà forse compiere un piccolo sacrificio, a maggior gloria del Signore, Dio d’Israele, e del suo popolo. Ma ti chiedo, per meglio poterti consigliare, di concedermi due giorni per pensare.»
Il re Davide concesse senza indugio il tempo richiesto al suo fedele servitore Natan.

Dopo due giorni, il re Davide mandò nuovamente a chiamare il suo fedele servitore Natan e lo fece scortare nel palazzo dalle sue guardie.
Rimasti soli, il re Davide chiese a Natan quale fosse, dunque, il consiglio che il saggio servitore poteva dare al suo re.
Il fedele Natan rispose al re Davide con queste parole.
«Il Signore ha parlato al suo servo, a maggior gloria del popolo di Israele e del suo diletto sovrano. Il Signore, che conosce ogni cosa, è addolorato per la morte del valoroso Uria e per l’inimicizia che oggi una parte del popolo ittita dimostra nei confronti del popolo di Israele. Il Signore ha disposto che il suo servo Natan presenti al prediletto re Davide il sacrificio che ora egli dovrà compiere, affinché si ricomponga l’armonia in tutta Gerusalemme e il popolo continui a onorare e amare il suo sovrano, ad ammirarne la saggezza e a magnificarne la virtù.»
Il re Davide chiese quale fosse il sacrificio che il Signore gli chiedeva.
>«Il Signore» disse Natan «ordina al suo figlio prediletto Davide, re del popolo di Israele, di prendere in moglie Betsabea, vedova del guerriero Uria, e di riconoscere come proprio il figlio che ella sta per partorire.»
«Sono un servo del Signore» rispose il re Davide, «e sono pronto a compiere ogni sacrificio a maggior gloria del Dio d’Israele e del nostro popolo. Conosco la vedova del guerriero Uria, e sono pronto a prenderla in moglie. Anche se questo è un sacrificio per me, che ho già quattro mogli e ne ho ripudiate due, e non pensavo di prenderne altre. Se così ha disposto il Signore, dio d’Israele, prenderò questa Betsabea come mia nuova moglie e crescerò il figlio suo e di Uria come fosse mio.»
Il fedele Natan parlò di nuovo: «Mio sovrano, il Signore non ti chiede solo di prenderti cura della vedova Betsabea e dell’orfano che sta per nascere. Egli ti chiede di riconoscere che il figlio che Betsabea sta per avere è frutto del tuo seme, mio re, e di una colpevole passione che ti ha condotto a giacere con Betsabea, quando il guerriero Uria era ancora in vita.»
«Sono un servo del Signore» rispose il re Davide. «Ma non comprendo in quale modo il nostro popolo di Israele possa trarre maggior gloria da tutto questo. Se anche fosse vero che in passato ho avuto modo di giacere con Betsabea, ella sa bene che il figlio che porta in grembo è del suo sposo Uria. Infine, mio buon Natan, non comprendo come questo mio agire potrebbe placare l’inquietudine dei guerrieri ittiti e riportare la pace e l’armonia fra i nostri popoli.»
«Il Signore conosce e perdona le debolezze dei suoi figli prediletti» disse allora Natan. «Anche il popolo riconosce e comprende le debolezze e gli errori che un sovrano può commettere, nella sua infinita saggezza e rettitudine. Non tutte le colpe sono però ugualmente gravi agli occhi del Signore e del popolo di Israele.»
Il re Davide comprese le parole del suo fedele servitore Natan e rispose: «Sia fatta la volontà del Signore, a maggior gloria sua e del diletto popolo di Israele.»

Avvenne così che il re Davide, qualche tempo dopo, convocò al palazzo il consiglio degli anziani delle tribù di Israele, e davanti a loro parlò con voce contrita.
Il re Davide raccontò di aver conosciuto Betsabea, moglie del guerriero ittita Uria, e di essere rimasto colpito dalla sua bellezza. Egli raccontò di come, giacendo con Betsabea, avesse con lei concepito un figlio, mentre Uria si trovava lontano da Gerusalemme per combattere. Con grande pena, il re Davide raccontò poi di come egli stesso avesse ordinato a Uria di conquistare e sottomettere la città ribelle di Rabbah, città di quel popolo degli Ammoniti che tanti lutti aveva inflitto ai figli di Israele. Disse il re Davide che il comandante Uria si era mostrato orgoglioso di guidare un’impresa tanto ardita, che purtroppo si era conclusa con una sconfitta, la morte di Uria e di molti valorosi guerrieri ittiti. Coprendosi il volto, il re Davide confessò di avere accolto con sollievo la notizia della morte di Uria, pensando alla bellezza della vedova Betsabea. Subito pentitosi, il re Davide aveva poi organizzato una nuova spedizione per vendicare Uria e i suoi valorosi guerrieri. Non molto tempo dopo, infatti, la città di Rabbah era stata rasa al suolo, e i suoi abitanti uccisi o fatti schiavi.
Gli anziani delle tribù di Israele ascoltarono le parole del loro re. Mentre il re Davide parlava, i loro volti mostravano lo stupore e il dispiacere per la grave colpa commessa dal loro sovrano.
Tuttavia, essi non dubitarono della verità delle sue parole. Tutto Israele conosceva le debolezze del re Davide, e si raccontava che egli avesse giaciuto anche con il re Saul, per conquistarne la fiducia, e che avesse poi, con simili arti, piegato e sconfitto il gigantesco guerriero Golia, campione dei Filistei. Una parte del popolo insinuava anche che il re Davide fosse solito giacere con molte giovani donne, nella città di Gerusalemme e in altri luoghi dei regni di Israele, quando vi si recava in visita. Molte donne di Israele, e talvolta anche i loro mariti, erano del resto onorate delle attenzioni che il re Davide riservava loro, magnificandone la bellezza a maggior gloria del Signore.
Quando il re Davide ebbe finito di parlare, tutti gli anziani delle tribù di Israele tacquero.
Allora Natan si alzò e, levando le braccia al cielo, prese a profetare. «Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva bestiame in gran numero, il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina che egli aveva comprata e allevata. Un ospite di passaggio arrivò dall’uomo ricco e questi, risparmiando di prendere dal suo bestiame, per preparare una vivanda al viaggiatore che era capitato da lui portò via la pecora di quell’uomo povero e ne preparò una vivanda per l’ospite».
L’ira del re Davide si scatenò contro quell’uomo, e disse a Natan: «Chi ha fatto questo merita la morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non aver avuto pietà».
Allora Natan disse al re Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice il Signore: io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa di Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi avrei aggiunto anche altro. Perché hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l’ittita e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, dice il Signore: io sto per suscitare contro di te la stessa sventura, prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo parente stretto, che si unirà a loro alla luce del sole.»
Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!»
Natan rispose a Davide: «Il Signore ha perdonato il tuo peccato. Tuttavia, poiché in questa cosa tu hai insultato il Signore, dovrai prendere in moglie la vedova Betsabea, onorarla, e riconciliarti con il popolo ittita. Ma il frutto del vostro peccato, il figlio che tu desideri e aspetti da Betsabea, questo figlio morirà poco dopo essere nato».
Allora il re Davide disse: «Sia fatta la volontà del Signore!»

[……]

Dopo questi fatti, i prigionieri furono condotti nei loro luoghi di lavoro. Tutte le città degli Ammoniti si erano arrese, e la pace era tornata nel regno di Israele e attorno ai suoi confini. Al re Davide e ai suoi più valorosi generali furono riservati gli onori del trionfo, per le vittorie ottenute a maggior gloria del Signore, Dio d’Israele, e del suo popolo prediletto.
In quei giorni, Betsabea partorì il figlio di Uria. Come era stato profetato da Natan, il bambino morì dopo sette giorni, affinché fosse compiuta la volontà del Signore. Dopo la nascita del figlio di Betsabea, il re Davide, sapendolo malato, si mostrò addolorato davanti al suo popolo e agli anziani delle tribù di Israele, digiunando e pregando. Il popolo ebbe compassione del proprio re e si unì a lui nelle preghiere.
Quando la volontà di Dio fu compiuta, il re Davide pronunciò parole di grande saggezza di fronte al popolo, ringraziò il Signore che lo aveva perdonato e accettò la prova che gli aveva riservato. Il re Davide promise che avrebbe, da allora in avanti, regnato sempre nella rettitudine, operando a maggior gloria del Signore, Dio d’Israele, e per il bene del suo popolo prediletto.
Il popolo di Israele provò ammirazione per l’onestà del re Davide nel confessare il proprio peccato, riconobbe il suo sincero pentimento e lodò il suo coraggio, la sua saggezza e il suo timore di Dio. Gli anziani delle tribù, e i comandanti ittiti con essi, rinnovarono il patto di fedeltà al sovrano, prestandogli nuovo giuramento di obbedienza e confidando in lui e nel suo operato, secondo la volontà del Signore, Dio d’Israele, e a sua maggior gloria.

Nota
Il profeta Natan non fa parte dei profeti dei sedici profeti (i quattro maggiori e i dodici minori) i cui libri sono inclusi nella Bibbia ebraica e nell’Antico Testamento del cristianesimo.
Natan fu successore del profeta Samuele nel ruolo di consigliere e “profeta di corte” al servizio del re Davide. Le opere di Natan, nella Bibbia, sono raccontate nel Secondo libro di Samuele, nel Primo libro dei Re e nei Libri delle Cronache.
Secondo quanto affermato nei Libri delle Cronache, Natan avrebbe scritto un libro, dedicato alle sue profezie e alle sue opere, dal titolo Atti del profeta Natan. Tale libro non è incluso nella Bibbia ebraica né nell’Antico Testamento cristiano, e si ritiene che di esso si sia persa ogni traccia.

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