Legittima menzogna

di Enzo Sopegno

Non avrei mai immaginato di ritrovarmi in una situazione simile. Non fino a qualche tempo fa. Mai avrei creduto che tutto ciò mi potesse accadere. Eppure l’incubo, quella visione angosciosa che, presto o tardi, opprime l’esistenza di ogni politico, si è materializzato. E adesso sono in questo luogo lugubre, l’aula di un tribunale, ad assistere impotente alla mia lapidazione. Sono alla sbarra, e contro la mia persona gravano accuse che, alla luce di ciò che si è verificato nei mesi scorsi, appaiono infamanti. Biasimi gravi in grado di offuscare la mia intera carriera di apprezzato uomo delle istituzioni e, come se questo non bastasse, la mia stessa personale onorabilità.

Lo ammetto, non ritengo di essere del tutto esente da colpe e da responsabilità. In ogni caso, nel corso della mia attività come nella vita di tutti i giorni ho sempre agito secondo i principi ai quali mi ispiro, fondati innanzitutto sulla praticità e sulla estrema concretezza delle azioni. Presupposti dai quali sono sempre derivati stima e rispetto da parte dei cittadini nonché ammirazione incondizionata da parte dei miei familiari.
In realtà l’unica cosa che davvero mi rimprovero, e che mi rende tormentato e insofferente, è quella di essere stato io stesso causa della mia attuale sventura.
La mia ottusità è stata così elevata che mi ha spinto a essere addirittura il principale sostenitore della nuova legge, quella che sanziona penalmente la menzogna. Ne sono stato anche la prima vittima eccellente.
Chi è il politico che, nel suo operato, non ha mai omesso informazioni ai cittadini? Esiste un uomo di governo che, gravato dai suoi pesanti incarichi, non ha mai fatto promesse che non era in grado di mantenere o, ed è stato proprio questo che mi ha incastrato, ha mentito a scopo di bene ai suoi elettori?
Ciò che più mi angustia, tuttavia, è il pensiero di non essere riuscito, per la prima volta nella mia ventennale attività politica, a interpretare l’umore dei cittadini. O meglio, appoggiando senza riserve la famigerata legge, credevo di esserci riuscito anche questa volta. Ero convinto, a ogni modo, che quelle norme non sarebbero mai state applicate nella loro tremenda severità, che quella sarebbe stata una delle tante leggi di facciata, approvata con il solo scopo di attenuare o meglio ancora eliminare il risentimento di chi si riteneva ingannato e oltraggiato dalla condotta dei propri governanti. È stato proprio quello il mio errore fatale, l’avere sottovaluto tale richiesta di giustizia da parte del popolo. Un popolo che, all’improvviso, decide di non concedere più sconti, che stabilisce dall’oggi al domani che il credito concesso ai politici non è più illimitato.
Il mio riconosciuto istinto politico mi ha tradito e non riesco a farmene una ragione. L’inevitabile conseguenza è che tutto il mio mondo è crollato. Un qualcosa di solido che di colpo si sgretola e si frantuma in mille pezzi. Da questo scaturisce il mio abbattimento e la mia depressione, condizioni dalle quali non riesco a uscire, in aggiunta alla tremenda consapevolezza che l’ultimo atto non è ancora stato scritto. Lo sarà tra poco, quando il collegio giudicante avrà stabilito le sue punitive risoluzioni.
Subito dopo l’approvazione della legge, con mio grande stupore, le denunce nei miei confronti sono arrivate a centinaia. Tutte accuse presentate da semplici cittadini, tra di loro di sicuro anche miei fedeli sostenitori, che non vedevano l’ora di avere la loro agognata vendetta.
Mi chiedo dove erano prima tutti questi implacabili accusatori e falsi moralizzatori. La risposta è semplice: erano impegnati a godere dei favori di qualche politico, erano occupati a diffondere le loro menzogne o, al più, a ignorarle volutamente perché da ciò ne sarebbe comunque derivato un beneficio.
I politici non sono mai peggiori di chi li sostiene, ne sono semplicemente la rappresentazione. Continuo a essere del tutto convinto di questa mia affermazione, anche se non può essere portata a mia discolpa. Non più. I cittadini, quelli che mentono di continuo, quelli che non esitano ad accoltellare alle spalle il collega di ufficio, a commettere altre orribili nefandezze, sono diventati una casta di intoccabili carnefici. E tutto ciò è avvenuto a causa di una stupida legge della quale sono stato il primo firmatario!
Durante la fase istruttoria dell’inchiesta la mia vita è profondamente cambiata. Tutti hanno cominciato a evitarmi, mi hanno isolato. Per primi lo hanno fatto gli stessi colleghi con i quali avevo condiviso le più inenarrabili menzogne. Qualcuno al mio fianco comunque è rimasto. Era inevitabile. Sapevano che non avevo più nulla da perdere, temevano che potessi parlare, che le stesse accuse fatte nei miei confronti potessero dilagare e colpire praticamente chiunque. Il partito, seppure in maniera non ufficiale, mi è stato vicino e ha provveduto affinché potessi disporre di una valida difesa. È stato ingaggiato l’avvocato Brogli, un autentico principe del foro, nonché da sempre un sincero simpatizzante della forza politica alla quale appartengo. Il suo impegno è stato notevole anche se, fin da subito, mi ha consigliato di ammettere le mie colpe. A suo avviso ulteriori menzogne non avrebbero che aggravato la mia posizione. Confessare le mie mancanze è stato molto umiliante, è aumentato a dismisura il livello di prostrazione, mi sono sentito annientato.
Ma non è tutto. Esiste un ulteriore aspetto della vicenda in cui sono stato coinvolto che mi angustia in maniera particolare e che non riesco a perdonarmi. Mi domando se c’era davvero la necessità di inserire, all’interno di quella disgraziata legge, anche il reato di menzogna privata. La verità è che ho voluto strafare e che le conseguenze della mia avventatezza si sono rivelate spaventose.
Tutti i politici di successo hanno un’amante. Le enormi responsabilità legate all’attività di governo comportano un affaticamento mentale che può essere alleviato soltanto da qualche momento trascorso in piena rilassatezza. E questo naturalmente non può avvenire tra le mura domestiche. Mia moglie è sempre stata a conoscenza di questa situazione, l’ha accettata perché non ha mai avuto intenzione di rinunciare ai considerevoli benefici che derivano dallo stare accanto a una persona di potere. Si è sempre limitata, con tono stanco, a domandarmi se frequentassi altre donne e il sottoscritto, come da copione, ha sempre negato. Ma l’ultima volta purtroppo non è andata così. Al mio solito annoiato diniego è seguita una denuncia, firmata non soltanto da lei ma pure dai miei figli. I miei figli!
In questo momento quelle che per me continuano a essere le persone più care sono sedute in prima fila nell’aula del tribunale. Sui loro volti impassibile scorgo brama di vendetta mascherata da desiderio di giustizia.
Accanto a me, sprofondato sulla panca, osservo l’avvocato Brogli. Un uomo corpulento, infagottato in un abito sformato. Continua a prendere appunti, evita di incrociare il mio sguardo. È consapevole che io non approvi per nulla la linea difensiva che ha deciso di adottare. Tantomeno accetto la sua decisione di ricorrere a quell’unico istituto misericordioso contenuto nella legge, la legittima menzogna, che se da un lato consente di richiedere l’applicazione delle circostanze attenuanti dall’altro non rappresenta altro, per l’imputato, che la completa ammissione delle sue umane manchevolezze. In pratica si chiede pietà alla corte: l’essere umano è fragile, l’essere umano ha dei limiti, le sue debolezze sono riconosciute dalla legge. No, questo proprio non mi va giù! Non mi sono mai sentito debole, bensì onnipotente.
I giudici stanno per tornare in aula con la sentenza. Non mi faccio alcuna illusione: sarà di condanna. Per me si spalancheranno le porte del carcere. Tutti saranno finalmente soddisfatti perché avranno ottenuto quella che loro ritengono vera giustizia. Il mio caso rappresenterà un esempio, un forte deterrente nei confronti di chi avrà intenzione di continuare a mentire. In realtà la mia esposizione alla gogna e la mia detenzione non serviranno a nulla, perché tutti proseguiranno come se niente fosse le loro esistenze condite di bugie e falsità, cullati dalla certezza dell’impunità. È stato così anche per me, per quale ragione gli altri dovrebbero essere migliori?

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