S. N 1899 del 31/07/2013

di Sandra Tagliavento

Non era eccessivamente preoccupata. Lui le aveva garantito il buon esito della situazione e sperava che il tutto si sarebbe risolto nel migliore possibile dei modi. E se non ci riusciva lui chi altri avrebbe potuto? Il come e il perché non erano un suo problema, quello che lei poteva e sapeva fare lo aveva già fatto da un pezzo, e gratis, per il momento.

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Il ladro di carta

di Agostino Longhi

È quasi l’una di una qualunque giornata feriale di metà luglio. Su un assolato campo da tennis in terra rossa si muovono le figure di due uomini, impegnati in rapidi e accaniti scambi di palle. Il più anziano dei due dimostra una sessantina d’anni, ben portati nell’ordinata chioma grigia che il gioco non scompone; ha una figura asciutta e breve, mulina le gambe nei pochi passetti necessari a portarsi sulla palla che colpisce con consumata attitudine, denotando un’impostazione classica da tennista ben allenato.

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Parte del gioco

di Enzo Sopegno

La consegna avvenne nel parcheggio del centro commerciale. L’uomo stava aspettando in macchina già da un po’ tempo perché si era presentato all’appuntamento in anticipo. Non riusciva a nascondere una certa ansia, e la esprimeva accendendo una sigaretta dietro l’altra. Teneva il finestrino socchiuso e non completamente aperto, forse a causa di un inesplicabile timore, e l’aria all’interno dell’abitacolo era diventata ormai irrespirabile.

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La colica

Il martedì mattina Carlo si svegliò con un fastidio al basso ventre. Più che un dolore, sembrava un impellente stimolo: Carlo diede la colpa ai peperoni della sera prima e non se ne preoccupò. Si alzò con calma, si liberò della prima urina del mattino, si scaldò mezza tazzina di caffè allungato, si stravaccò sul divano e accese una sigaretta. Come d’abitudine, si mise a consultare il televideo, tanto per stare aggiornato sui fatti.

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Rispettando le leggi non ha mai fatto fortuna nessuno

di Annamaria Trevale

La faccenda della ministra costretta a dimettersi per via delle frottole raccontate allo scopo di non pagare l’IMU è stata davvero spassosa. L’altro giorno, mentre facevo pisciare il cane ai giardini, ignorando lo sguardo di fuoco del vecchietto che continuava a indicarmi con il bastone il cartello NO CANI, contro il quale Drago stava beatamente svuotando la sua vescica e anche il resto, non ho potuto fare a meno d’ascoltare i commenti che si scambiavano i soliti nullafacenti, seduti sulle panchine alle mie spalle.

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Il lituano

di Alessandro Didoni

– Ma per che cazzo l’hanno condannato a Berlusconi? Per essersi scopato una negra che diceva di avere venticinque anni e invece ne aveva diciassette? Per una telefonata alla questura? Ma fatemi il piacere, a quello gli stanno scassando la minchia i giudici comunisti e i giornali di sinistra! È così chiara la situazione. Sette anni per una scopata? Ma dai! E chi di voi non se la sarebbe scopata? Eh? Tu Kamal, tu che sei negro come lei, non te la saresti fatta? Con quella faccia da troia. Quella è del tuo paese no?

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Colloquio di lavoro

di Virginia Less

«Falla entrare tra cinque minuti, Rosanna, grazie.»
Mi servono per raccogliere le idee. Ma sono convinta: è lei la scelta giusta.
Un margine d’incertezza rimane, si capisce, anche se questo cavolo di mestiere lo faccio da anni. Negli ultimi, sempre peggio. Con il poco lavoro che c’è, tocca faticare di più e sentirmi umiliata anch’io: decine di colloqui per uno straccio di contratto a termine. Sempre che, quando sei a buon punto, non si presenti il solito nipote dell’amico di…

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