Legittima menzogna

di Enzo Sopegno

Non avrei mai immaginato di ritrovarmi in una situazione simile. Non fino a qualche tempo fa. Mai avrei creduto che tutto ciò mi potesse accadere. Eppure l’incubo, quella visione angosciosa che, presto o tardi, opprime l’esistenza di ogni politico, si è materializzato. E adesso sono in questo luogo lugubre, l’aula di un tribunale, ad assistere impotente alla mia lapidazione. Sono alla sbarra, e contro la mia persona gravano accuse che, alla luce di ciò che si è verificato nei mesi scorsi, appaiono infamanti. Biasimi gravi in grado di offuscare la mia intera carriera di apprezzato uomo delle istituzioni e, come se questo non bastasse, la mia stessa personale onorabilità.

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Davide e Betsabea

di Alessandro Terpin

dagli Atti del profeta Natan

Dopo tre giorni, il re Davide mandò a chiamare il suo fedele servitore Natan e lo fece scortare nel palazzo dalle guardie.
Rimasti soli, il re Davide così parlò a Natan.
«Tu conosci, mio fedele Natan, quale sia il mio amore per il popolo di Israele. Tu conosci, come le conosceva il tuo predecessore Samuele, le azioni che ho compiuto a maggior gloria del nostro popolo e del Signore, dio d’Israele. Tutti voi, miei diletti, sapete come abbia sempre servito il Signore e mi sia adoperato per il mio popolo, fin dal giorno in cui il Signore mi scelse per succedere al re Saul, per bocca degli anziani delle tribù di Israele. Tutti voi sapete con quale ardore io abbia un tempo combattuto i Filistei, e come essi avessero tradito l’alleanza con il nostro popolo. Tutti ricordate come il re Saul abbia tradito la volontà del Signore, rifiutandosi di sterminare gli Amaleciti che ci avevano portato guerra. Il popolo di Israele conosce tutto quello che ho compiuto a sua maggior gloria e per fare la volontà del Signore, del quale sono stato sempre servo fedele.»

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Compagni di scuola

di Oriano Colombo

Era appena passata la mezzanotte, ma erano rimasti soltanto in tre. Seduti al tavolo della birreria, avevano salutato l’ultima coppia che li aveva lasciati, dopo che il resto del gruppo se ne era già andato: baci, abbracci e sorrisi, prima di tornare a sedersi e riprendere in mano il boccale.
«Sono proprio invecchiati, loro. Scappano a casa all’ora di Cenerentola» commentò con un sorriso malizioso uno dei due uomini, quello più alto ed elegante, con la chioma corvina ancora intatta.
«Hai ragione, Renato» gli fece eco l’unica donna. «Mi sa che tutti i buoni propositi e le belle idee che abbiamo buttato lì faranno fatica a realizzarsi».
«Non lo so, Lory» rispose di nuovo l’uomo di nome Renato. «Magari è questione di routine. Se ci troviamo solo per cena, fanno fatica a staccarsi dagli impegni e dai ritmi quotidiani: il tempo di mangiare, per qualcuno di bersi una birretta, e poi a casa di corsa. Però, se davvero andiamo via per qualche giorno, be’, può essere che ritrovino un guizzo di vitalità. Certo, immaginarmeli a fare un’arrampicata o le immersioni non ce li vedo. Però non si può mai dire».

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Filosofia domestica

di Silvia Cristini

“E a un certo punto lui dice che è bello arrivare a 65 anni e prendersi il gusto  di fare quel cazzo che ti pare e la molla lì. Capito?”
“Chi?”
“Jep molla lì la Ferrari come una scema (dopo averci fatto una scopata probabilmente neanche troppo mitica) che se la tirava con i ‘selfie’. E capisci anche quanto lui sia un profondo conoscitore della società di oggi, con ‘sta gente vuota che non ha niente di meglio da fare che fotografare se stessa e mostrarlo agli altri, come fosse una forma d’arte, capisci?”
“Ma lui chi?”
“Minchia, lui, il regista, ma di che ti ho parlato finora?”

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Per forza maggiore

di Sandra Tagliavento

La sala d’attesa era gremita di persone che come lui, disperatamente, cercavano un lavoro. L’ennesimo colloquio dal quale non si aspettava assolutamente nulla, eppure, non si sa per quale assurdo istinto di sopravvivenza, continuava a cercare. Se non altro per zittire sua madre che non ne poteva più di vedergli buttare al vento tanti anni di studio più o meno appassionato; il “più o meno” era da attribuire al fatto che già durante il periodo universitario non nutriva grandi speranze riguardo al fatto che la laurea gli avrebbe spalancato le porte del mondo del lavoro; in un certo senso lo studio aveva rappresentato un ripiego derivante dal fatto di non essere riuscito a trovare subito un impiego dopo il diploma, ma aveva comunque scoperto il piacere della cultura, in particolare per le materie giuridiche.

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Così aveva detto

di Laura Veroni

Il fumo della sigaretta usciva ad anelli concentrici dalla bocca di Fabio, che pareva un abile giocoliere, pronto ad infilare invisibili birilli.
Seduto sul bordo della vasca, nudo come un verme, si osservava le dita dei piedi, aperte sulle piastrelle, e lasciava dissipare i pensieri tra il vapore dell’acqua bollente.
A un tratto, si alzò e contemplò la propria immagine allo specchio, disappannandolo con l’asciugamano, che scricchiolò sul vetro: un po’ di rughe, il viso scavato dalle preoccupazioni, la barba incolta, un accenno di borse sotto gli occhi. Anche l’addome non era più tonico come un tempo, ma, nel complesso, poteva dirsi un uomo ancora attraente. 58 anni portati bene, nonostante tutto.

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