Guadalupe

di Silvia Cristini

Quell’estate dovevo, credo per la prima volta in vita mia, trascorrere le vacanze da sola.
Quindici giorni da panico durante i quali era d’obbligo allontanarsi da quella casa vuota e silenziosa.
Quindici giorni odiosi che non sapevo come riempire e far passare nel modo più veloce possibile.
Escludendo categoricamente vacanze coi bambini degli altri, con mia madre, con pietosi gruppi per single, mi restava una sola possibilità: i wwoofer.

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Linguaggi

di Annamaria Trevale

Una volta c’erano i ciechi, che non ci vedevano: portavano spesso occhiali scuri e si muovevano tastando il terreno davanti a sé con un bastone bianco che li contraddistingueva.
C’erano anche i sordi, soprattutto anziani che se non si adattavano a portare un apparecchio acustico si facevano maledire dai vicini di casa, perché tenevano sempre troppo alto il volume della televisione o della radio; ma se lo erano dalla nascita, poteva anche trattarsi di sordomuti, bambini che necessitavano di terapie speciali per imparare a comunicare in modo differente.

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L’avverbio

di Sandro Terpin

Laura, quella mattina, era più emozionata del solito. Sfilava nei corridoi che si insinuavano tra le isole, circoscritte da armadi e raccoglitori, che componevano lo sterminato open-space del terzo piano della casa editrice. Laura era una delle tante giovani che si aggiravano felpate e silenziose in quegli spazi, quasi ignorate dai redattori a contratto più o meno stabile chini sul loro lavoro. Più timida delle altre, Laura riusciva a scivolare del tutto inosservata fino alla sua destinazione, per raggiungere il tavolo del redattore che le avrebbe messo in mano il lavoro di rilettura o di correzione, che le avrebbe stabilito i tempi di consegna e fissato la sempre misera paga per quel determinato lavoro a progetto.

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Una piccola storia ignobile

di Paola Beatrice Valli

Nell’inferno in cui mi guadagno da vivere ho compreso appieno il concetto di “banalità del male”. Nella teoria, nella pratica, e con esempi. La varia “umanità” con cui mi trovo a dover condividere gli spazi mostra la gamma completa delle abiezioni e dello squallore della nostra specie, e ogni giorno, se credessi in un dio, mi verrebbe da pregarlo di estinguerci.

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Paura

di Alessandro Didoni

11-11-2012
Mi fanno paura. Quando li vedo tremo, non sono tranquillo. Da sempre ho timore di loro ma ultimamente sono peggiorato. Ho il terrore che mi facciano del male, so che ne sono capaci, sono convinto di questo. Sono cattivi e potrebbero riversare la loro malvagità su di me. Lo vedo dai loro occhi, dal loro aspetto, da come si comportano. Non ci vuole molto a capirlo.

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