L’ultimo discorso

di Annamaria Trevale

Devo proprio confessarlo: sono stanco di fare il presidente.
In verità ho immaginato fin dal momento della mia elezione, sette anni fa, che i colleghi parlamentari, che mi avevano fatto l’onore di scegliermi, non si fossero resi conto che la mia età era già troppo avanzata per sopportare a lungo il peso di una carica tanto prestigiosa quanto impegnativa.

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Alluvione

di Annamaria Trevale

Siamo sempre stati orgogliosi del nostro borgo antico, adagiato da tempo immemorabile sulla riva sinistra del fiume che dà il suo nome alla valle, e che raggiunge il mare appena pochi chilometri più a sud. Siamo anche orgogliosi del ponte romano, costruito così bene da essere ancora transitabile, e dei palazzi medievali che testimoniano antichi splendori, anche se nessuno ha i soldi necessari a restaurarli come meriterebbero. C’è poi il bel lungofiume alberato, dove le coppie si danno sempre il primo appuntamento, salvo cercare dei luoghi più discreti dal secondo in poi.

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Linguaggi

di Annamaria Trevale

Una volta c’erano i ciechi, che non ci vedevano: portavano spesso occhiali scuri e si muovevano tastando il terreno davanti a sé con un bastone bianco che li contraddistingueva.
C’erano anche i sordi, soprattutto anziani che se non si adattavano a portare un apparecchio acustico si facevano maledire dai vicini di casa, perché tenevano sempre troppo alto il volume della televisione o della radio; ma se lo erano dalla nascita, poteva anche trattarsi di sordomuti, bambini che necessitavano di terapie speciali per imparare a comunicare in modo differente.

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Ultimo anno di liceo

di Annamaria Trevale

A Marco il primo giorno di scuola è sempre sembrato il peggiore dell’anno, fin da quando ha iniziato a frequentare le elementari.
Si divertiva soltanto quand’era ancora piccolo e andava all’asilo, dove era uno dei capi indiscussi della classe, sempre in prima linea a organizzare giochi fantasiosi che trascinavano i compagni e lasciavano spesso a bocca aperta persino le maestre. Gran bei tempi, quelli: si giocava un sacco, ci si divertiva, e non esistevano ancora i compiti da svolgere a casa.

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Rispettando le leggi non ha mai fatto fortuna nessuno

di Annamaria Trevale

La faccenda della ministra costretta a dimettersi per via delle frottole raccontate allo scopo di non pagare l’IMU è stata davvero spassosa. L’altro giorno, mentre facevo pisciare il cane ai giardini, ignorando lo sguardo di fuoco del vecchietto che continuava a indicarmi con il bastone il cartello NO CANI, contro il quale Drago stava beatamente svuotando la sua vescica e anche il resto, non ho potuto fare a meno d’ascoltare i commenti che si scambiavano i soliti nullafacenti, seduti sulle panchine alle mie spalle.

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La gelateria

di Annamaria Trevale

Piove anche oggi, naturalmente. Una pioggia fredda, cattiva, che non vuole saperne di cessare anche dopo aver lavato e stralavato le vie della città, che non sono mai state così pulite.
I netturbini del servizio notturno potrebbero anche starsene in casa a dormire tranquilli nei propri letti, perché il loro lavoro è del tutto superfluo: anzi, si risparmierebbe un bel po’ di carburante lasciando fermi i grossi automezzi per qualche settimana.

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Pensieri di un esodato qualunque

di Annamaria Trevale

A sentire i discorsi della gente per strada, seduti al bar davanti a un caffè, fermi in attesa alla fermata dell’autobus o pigiati nei vagoni della metropolitana, sembrerebbe di vivere in mezzo a un popolo di potenziali rivoluzionari, tutti quanti in fremente attesa di rovesciare il governo legittimo per modificare radicalmente le condizioni generali del paese.

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La via dei negozi

Annamaria Trevale

Settembre 1967
Via Bernini è una strada secondaria, perpendicolare a uno di quei grandi viali dove il traffico cittadino scorre veloce a qualsiasi ora. Corta e stretta com’è, non verrebbe in mente a nessuno di considerarla una via commerciale, e invece due dei quattro palazzi che costituiscono il suo lato destro, per chi la imbocca dal viale di scorrimento, ospitano una fila di negozi, molto frequentati a tutte le ore del giorno.

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Il grande presentatore

di Annamaria Trevale

Sabato sera siamo rimasti piacevolmente sorpresi dall’andamento della prima puntata del nuovo spettacolo “di punta” della rete. Dobbiamo confessare che, avendone seguiti già tanti nel corso della nostra (purtroppo) lunga carriera di recensori, eravamo rassegnati ad assistere alla solita stucchevole rassegna di finti duetti tra il conduttore e la celebrità di turno, volti solo alla sponsorizzazione del libro/disco/film appena scritto o interpretato dall’ospite, frammisti a brani musicali interpretati da artisti di secondo o terzo piano, noiose coreografie e siparietti comici che ci hanno sempre portato a chiederci chi s’impegnasse a ideare battute spesso atroci.

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