Con le buone o con le cattive

di Enzo Sopegno

Lo studio è molto elegante. Alle pareti dell’ampio ingresso sono appese maschere tribali africane. E scudi dipinti e zagaglie. Questo mi fotterà un sacco di soldi, considero tra me. Anche per la segretaria non si è badato a spese: è una brunona mozzafiato, tutta curve e con un viso da bambola. Eppure non saprei che farmene di una simile puledra. Con una così finirei cornificato dopo tre giorni. No, io preferisco le donne docili e sottomesse, poco appariscenti, che sanno stare al loro posto.

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Legittima menzogna

di Enzo Sopegno

Non avrei mai immaginato di ritrovarmi in una situazione simile. Non fino a qualche tempo fa. Mai avrei creduto che tutto ciò mi potesse accadere. Eppure l’incubo, quella visione angosciosa che, presto o tardi, opprime l’esistenza di ogni politico, si è materializzato. E adesso sono in questo luogo lugubre, l’aula di un tribunale, ad assistere impotente alla mia lapidazione. Sono alla sbarra, e contro la mia persona gravano accuse che, alla luce di ciò che si è verificato nei mesi scorsi, appaiono infamanti. Biasimi gravi in grado di offuscare la mia intera carriera di apprezzato uomo delle istituzioni e, come se questo non bastasse, la mia stessa personale onorabilità.

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L’aula

di Enzo Sopegno

Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli…
Lo aveva detto, e lo aveva fatto. Non come quell’altro, quello pelato, che tanti anni prima aveva proferito la medesima minaccia ma non l’aveva attuata, anche se poi si era macchiato di nefandezze ben peggiori. A modo loro, si tratta comunque di due sbruffoni, di due pericolosi gradassi. In ogni caso tocca a me affrontare quest’ultimo, l’attore riccioluto.
Percorro a piedi le vie della Città Eterna che, come sempre, pare indifferente alle miserie umane. Ne ha viste troppe ormai, ha perso la capacità di stupirsi, preferisce sonnecchiare in paziente attesa che anche ciò che sta accadendo in questi giorni cupi trascorra e si trasformi con rapidità in storia.

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Parte del gioco

di Enzo Sopegno

La consegna avvenne nel parcheggio del centro commerciale. L’uomo stava aspettando in macchina già da un po’ tempo perché si era presentato all’appuntamento in anticipo. Non riusciva a nascondere una certa ansia, e la esprimeva accendendo una sigaretta dietro l’altra. Teneva il finestrino socchiuso e non completamente aperto, forse a causa di un inesplicabile timore, e l’aria all’interno dell’abitacolo era diventata ormai irrespirabile.

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Magnin soto la pioggia

di Enzo Sopegno

Pioveva ormai da giorni e giorni. Nessuno, in paese, ricordava una simile primavera. Così umida, così triste e malinconica. Così tediosa. Tutto era umido e impregnato d’acqua, ogni cosa sapeva di muffa: gli ambienti delle case, gli oggetti, gli abiti delle persone. Un clima del genere non poteva che avere inevitabili ripercussioni sull’umore della gente, aumentandone a dismisura il grado di irritabilità.

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Spari in piazza

di Enzo Sopegno

Spari in piazza, proprio di fronte a Palazzo Chigi, mentre il nuovo governo si appresta a giurare poco distante, al Quirinale. Immediato sdegno e pronta condanna da parte di tutta l’opinione pubblica per il folle gesto. Enorme dispiacere e sincera solidarietà nei confronti dei due militari colpiti, umili lavoratori, fedeli servitori dello Stato. Con la politica in prima linea nell’esprimere tali sentimenti, nell’assecondare la riprovazione dei cittadini, e nel cercare di esorcizzare la propria pura. Quegli stessi cittadini, o almeno una gran parte di loro, che quando si trovano tra i banchi del mercato oppure al bar manifestano un ben diverso stato d’animo.
“Bisognerebbe buttare una bomba su Montecitorio!” strilla l’operaio.
“Dovremmo linciarli tutti!” schiamazza il pensionato.
“Sono dei ladri, pensano soltanto alle loro tasche!” grida il disoccupato.
“Datemi un fucile che vado a farli fuori!” minaccia lo studente.
“Sono tutti uguali, dei veri infami!” urla la casalinga.
Chi strepita queste invettive naturalmente non dà mai seguito agli insani propositi. La sera torna a casa, cucina o mangia, poi lava i piatti e stira o si sdraia sul divano, davanti all’ipnotico schermo, e subito si addormenta, perché la stanchezza è tanta, la vita di tutti i giorni faticosa. Qualcuno di loro sogna, e in sogno, a volte, ci si può anche trasformare in un eroe. O presunto tale.

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La lista

di Enzo Sopegno

Guardo la donna che mi siede di fronte e quasi non la riconosco. È invecchiata. Ha profonde occhiaie, la pelle del suo viso è secca, i suoi capelli, un tempo vaporosi, si mostrano sfibrati e privi di vita. Questa donna sta soffrendo, eppure non si vuole arrendere. La sua potrebbe apparire come una inutile ostinazione, una balorda caparbietà, ma io so che non è così. Lei davvero ci crede, ne è profondamente convinta. Allo stesso tempo si rende conto di essere ormai impotente, è del tutto consapevole che la sola forza mentale non è più sufficiente per perseguire il suo fine. Uno scopo che, d’altra parte, abbiamo sempre condiviso.

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il vigoroso

di Enzo Sopegno

L’uomo con il vestito grigio scrolla le spalle e scuote il capo. No, non c’è niente, dice senza parlare. Non ne ha più voglia, di aprire la bocca, di pronunciare parole inutili. Tanto la risposta è sempre la stessa: non c’è lavoro. È stanco, e rassegnato tanto quanto i suoi abituali interlocutori. Spesso gli capita di avere paura. Non è raro che qualcuno si produca in escandescenze, dando così sfogo a rabbia e frustrazione repressi troppo a lungo. Più di una volta ha temuto per la sua incolumità. Il giovane che gli sta di fronte però non sembra animato da cattive intenzioni. Il suo sguardo è malinconico, è quello di una persona che ormai si è arresa, che da tempo ha smesso di lottare. Nemmeno la collera o il rancore riescono più a farsi strada, a scuotere quel corpo avvilito.

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Largo ai giovani

di Enzo Sopegno

Domani avrò quarant’anni. Darò così addio alla gioventù e diventerò un vecchio.
Oggi è stato il mio ultimo giorno di lavoro. Questa mattina sono uscito da casa presto, come ho sempre fatto per tanti anni, per arrivare puntuale in ufficio. Ho svolto le mie abituali incombenze con efficienza, professionalità e precisione. Poi, al termine della giornata, ho salutato i colleghi per l’ultima volta. Sia quelli ormai prossimi alla pensione che quelli giovani. Alcuni di questi ultimi hanno appena vent’anni, di fronte a loro c’è un’intera vita lavorativa. Il tempo, tuttavia, trascorrerà in fretta e ben presto si troveranno nella mia condizione attuale. Di colpo saranno vecchi.

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La sanzione

di Enzo Sopegno

Stava con il naso incollato al vetro della grande finestra, al trentaduesimo piano dell’imponente e lussuoso palazzo. La spessa cappa di smog si diradò per un attimo e lui riuscì a scorgere, in basso, l’ampio viale brulicante di automobili e di persone, queste ultime affaccendate e frenetiche come tante formiche. Nell’ufficio non penetrava alcun rumore, neppure smorzato, e l’atmosfera era di quiete assoluta.

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