Il cerotto

di Giordano Boscolo

È sera.
Una donna e un uomo sono seduti l’una accanto all’altro, al tavolo di una sala da pranzo. Sulla tovaglia, gli avanzi della cena e un posacenere con due cicche spente. Il caffè è già stato consumato. Il volume del televisore è molto basso, per favorire la possibilità di una conversazione.
La donna si chiama Silvia, compirà cinquant’anni tra poche settimane, ha un marito e un figlio adolescente che l’aspettano a casa. L’uomo si chiama Bruno, ha ottantaquattro anni, vive solo. Bruno e  Silvia sono padre e figlia.

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Sipario

di Giordano Boscolo

Mentre strofinava il pennello sullo zigomo sinistro per dare gli ultimi ritocchi al fondotinta, Giada ebbe la sensazione che la luce proveniente dalla finestra alle sue spalle fosse velata da una nebbia incostante. Questa impressione le era penetrata nella coscienza poco per volta, come accade quando, al risveglio, un certo suono o una certa immagine accompagnano il dormiente dal sonno alla veglia, al punto che il passaggio tra i due stati sembra determinato dalla silenziosa apertura di un sipario anziché dall’improvviso lacerarsi di un diaframma, dando così un’illusione di continuità tra l’incoscienza e la consapevolezza, tra la platea e la scena, tra il prima e il dopo.

 

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