L’avverbio

di Sandro Terpin

Laura, quella mattina, era più emozionata del solito. Sfilava nei corridoi che si insinuavano tra le isole, circoscritte da armadi e raccoglitori, che componevano lo sterminato open-space del terzo piano della casa editrice. Laura era una delle tante giovani che si aggiravano felpate e silenziose in quegli spazi, quasi ignorate dai redattori a contratto più o meno stabile chini sul loro lavoro. Più timida delle altre, Laura riusciva a scivolare del tutto inosservata fino alla sua destinazione, per raggiungere il tavolo del redattore che le avrebbe messo in mano il lavoro di rilettura o di correzione, che le avrebbe stabilito i tempi di consegna e fissato la sempre misera paga per quel determinato lavoro a progetto.

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