Cosa succederà alla ragazza?

di Rossana Girotto

Prima del loro accordo, aveva sempre avuto il problema del ritorno a casa. Era stata una fortuna, davvero, l’aver trovato quasi subito il lavoro al club dopo che la sua ditta aveva chiuso durante le ferie estive e lei era rimasta da un giorno all’altro senza il suo ventennale lavoro sicuro da impiegata e una figlia adolescente a carico.

Tornare a casa alle due del mattino era sempre stato un bel casino, per Anna.
Ogni tanto l’accompagnava Hibram, l’aiuto-cuoco senegalese, ma significava aspettare fino alle quattro, perché doveva lasciare la cucina pulita e pronta per il giorno dopo. Oppure qualcuna delle ragazze che ballavano intorno al palo, ma c’era sempre l’incognita del cliente che gradiva continuare il balletto da un’altra parte, o delle troppe sostanze ingoiate o sniffate durante la serata. Quando arrivava mezzanotte lei iniziava a pensare di dover rientrare a casa in fretta, dalla sua bambina lasciata sola, e le prendeva quell’ansia mescolata a senso di colpa.

leggi tutto

Lift

di Silvia Cristini

“Che manipolo di irresponsabili.”
“Incredibile. Dovrebbero arrestarli tutti all’istante. Ma hai visto, Attilio?”
Nel bar dell’ospedale hanno appena installato un televisore maxischermo, io e alcuni colleghi siamo in piedi vicino al bancone, per un caffè veloce. Il volume è spento e le ultime imprese dei parlamentari, mute, fanno ancora più impressione; come guardare le immagini girate dalle videocamere nascoste, che riprendono violenti teppisti in azione.
Manipolo. Eppure è curiosa l’accezione di questo termine in senso negativo. Nell’uso corrente ha sempre una valenza positiva: subito mi immagino un manipolo di eroi.

leggi tutto

Tempo di discorsi, tempo di bilanci

di Francesca Giorgi

Maria si stava truccando, come sempre, attenta a non esagerare. Ci teneva, lei, al brindisi di fine anno alla fabbrica di Franco, tanto che il 31 si prendeva sempre un giorno di ferie per poter essere presente al fianco del marito. Non come le sue amiche che la prendevano in giro dicendo che erano tutte moine per tenere buoni gli operai; a lei piaceva ritrovarsi con i colleghi del marito e le loro famiglie in quel contesto che gli aveva permesso di conoscersi e di stringere amicizie al di là del lavoro condiviso. L’unica cosa che le creava un po’ di ansia era il fatto che il brindisi si facesse il 31, al cambio turno del dopo pranzo, e poi lei fosse costretta a correre a casa in fretta e preparare tutto per il veglione, che ormai da qualche anno si teneva a casa loro, con i figli sposati, generi e nuore, nipotini e un paio di amici.

leggi tutto

L’avverbio

di Sandro Terpin

Laura, quella mattina, era più emozionata del solito. Sfilava nei corridoi che si insinuavano tra le isole, circoscritte da armadi e raccoglitori, che componevano lo sterminato open-space del terzo piano della casa editrice. Laura era una delle tante giovani che si aggiravano felpate e silenziose in quegli spazi, quasi ignorate dai redattori a contratto più o meno stabile chini sul loro lavoro. Più timida delle altre, Laura riusciva a scivolare del tutto inosservata fino alla sua destinazione, per raggiungere il tavolo del redattore che le avrebbe messo in mano il lavoro di rilettura o di correzione, che le avrebbe stabilito i tempi di consegna e fissato la sempre misera paga per quel determinato lavoro a progetto.

leggi tutto